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Articolo:
E. Terzano, "Carolin Carlson Interview" in Il nuovo
laboratorio, Bologna, a. II , n. 6 , maggio 1983.
Carolin Carlson Interview
Carolin Carlson, come da poco Luis Falco, hanno scelto di lavorare in
Italia formando compagnie di danzatori tutti italiani. I risultati sotto
i nostri occhi sono di una smagliante evidenza, ottimi. Ciò che
sembrava mancare alla nostra elegante penisoletta erano proprio dei
coreografi di prestigio, ma anche dei maestri del balletto contemporaneo.
Ecco: importare questi maestri si è rivelato, per una volta,
esteremamente proficuo, essenziale. Carolin Carlson, insieme al decennale
collaboratore Larrio Ekson, rimane una delle figure internazionali della
danza di maggior spicco, anche lei, oggi, fluida ed emotiva protagonista
della post-modern dance.
D. Dopo Underwood preparerai altri lavori con il gruppo italiano
di Teatrodanza la Fenice? Dopo i due elementi l'acqua (Undici Onde 1981)
e la terra (Underwood 1982) sembra rimanere il terzo elemento l'aria
per compiere anche una perfetta trilogia...
R. Underwood è molto terra, ho voluto farlo legato alla
terra. E' curioso, ma sono una persona che non usa molto l'aria. Qualcuno
mi ha chiesto qualche volta come mai i miei danzatori non saltano mai...
non sono una persona aerea, comunque dipende dal balletto... Undici
Onde forse è più leggero.
D. Con Underwood ci è sembrato di rivivere un sogno tipicamente
americano: fatto di grandi spazi, quelle "rural estate" immense,
tanti regni individuali, invalicabili, ma anche tanta tecnologia non
sò il cinema la fotografia, il primo cinema, la fotografia fin
de siécle...
R. E' buffo qualche volta mi sento una pittrice, ma è
così... certe volte devo sistemare il set esattamente in un certo
modo e mi sembra di dipingere lo spazio... sono molto visuale nel sistemare
le cose sul palcoscenico... in Underwood appaiono molti miei ricordi...
ho vissuto in campagna.
D. I tuoi balletti vanno visti solo frontalmente o pensi anche
a un certo numero di telecamere e quindi all'osservazione da differenti
punti di vista...
R. Sarebbe interessante vederlo dai lati, ma credo sia molto
difficile... mi piacerebbe farlo un giorno specialmente in cerchio ma
rimane il problema delle diagonali e del pubblico...
D. Quando uno dei tuoi spettacoli è stato ripreso in video
hai voluto controllare la disposizione e vedere il risultato?
R. Risultati orrendi. Ci sono pochissime persone che sanno riprendere
la danza, sia alla televisione, a teatro che al cinema. Penso che sia
una delle cose più difficili. In genere sono riprese piatte che
distruggono il feeling tridimensionale che il pubblico televisivo, nonostante
tutto, ha ancora. In effetti un balletto ripreso solo frontalmente risulta
piatto e non funziona. Ho visto veramente poche persone riprendere la
danza anche di lato e di dietro e questo è già più
interessante e non capisco perché la maggior parte della gente,
sia alla televisione che al cinema, non lo fanno. Il corpo ripreso in
molte direzioni potrebbe acquistare, anche in televisione, una certa
tridimensionalità.
D. Nel rapporto che hai con il danzatore produci anche una sorta
di training psicologico oltre che fisico?
R. Si, assoutamente.
D. Che ruolo ha l'improvvisazione nella tua danza sia in studio
che durante lo spettacolo?
R. Credo nella spontaneità delle persone... a volte si
salta fuori con delle cose molto interessanti senza saperlo, così
che risultano più vere anche per il pubblico se ciò avviene
durante lo spettacolo. Verso il pubblico perché viene dal pubblico.
D. Ami in particolare qualche pittore o scultore...
R. Amo Magritte ovviamente lo potete dedurre... Klee, Mirò...
e Michelangelo, parlando di danza, tutte le sue forme sono straordinarie.
D. Quali coreografi apprezzi maggiormente?
R. ...penso che Pina Baush sia incredibile, mi piace il suo senso
teatrale, amo le cose che fa perché è molto vera... certo
poi c'è Bob Wilson il suo teatro è molto pulito e tutti
gli devono molto. Penso che le cose più semplici siano quelle
che poi parlano veramente.
Enzo
Terzano
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