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Articolo:
E. N. Terzano, "Altilia" in Il nuovo laboratorio, Bologna, a. II, n. 8-9, ottobre-novembre, 1983.


Altilia


CAMPOBASSO. Fra i molti gioielli sconosciuti del patrimonio archeologico molisano, per altro non ancora sufficientemente esplorati e riportati con evidenza alla luce, spicca un sito romano di notevole bellezza, nella vallata entro il triangolo Boiano-Vinghiaturo-Sepino. ALTILIA è stata oggetto solo di recente, dagli anni '50 in poi, di uno scavo sistematico che ne ha riportato alla luce ampie aree ed evidenziato la stratificazione di varie epoche sopra i resti romani. Abbiamo intervistato Maurizio Matteini Chiari docente dell'Università di Perugia, archeologo-capo della missione che attualmente prosegue i lavori di scavo, per raccogliere delle informazioni sopra un'area archeologica che, nonostante l'interesse suscitato, vede, nonostante le notevoli, strutture messe in luce, un'incomprensibile mancanza di adeguate pubblicazioni e pubblicicizzazioni per il pubblico dei non specialisti.
D. Quando nasce Altilia?
R. La città nel senso pieno della parola nasce in età agustea quando viene dotata di cinta muraria, di piazza principale e di monumenti pubblici, civili e religiosi: una basilica o probabilmente un tempio o capitolium al centro del lato lungo del Foro, una serie di edifici forse un comitium o una curia ed edifici municipali lungo il lato corto della stessa piazza. Là città è dotata anche di un macellum cioè di un piccolo mercato, proprio a ridosso della basilica.
D. Quali sono le motivazioni di fondo che hanno visto nascere la città? Motivazioni di carattere squisitamente economico o anche di tipo difensivo e strategico?
R. La motivazione per cui questo centro nasce è prettamente ecnomica. Di sfruttamento di un flusso migratorio stagionale legato alla presenza del tratturo e quindi alla transumanza periodica. Non ha funzione strategica perchè si trova nella vallata aperta e la cinta muraria è ricca di porte monumentali e di torri che rivestono più una funzione di prestigio comunitario. Non ultima la motivazione che mura e torri e porte sono pagate direttamente da membri della famiglia imperiale, da colui che sarà il futuro imperatore Tiberio e dal fratello Druso. Esse hanno quindi una funzione simbolica, di propaganda di regime se vogliamo, più che di valore strategico-difensivo.
D. Ci dice qualcosa sulle costruzioni più recenti a ridosso del teatro?
R. Si tratta di costruzioni settecentesche di contadini che utilizzarono le fondamenta romane e vi innalzarono nuove strutture ottenute reimpiegando materiale laterizio sparso per la campagna circostante.
D. Almeno all'interno delle mura appaiono con molta evidenza delle aree che non sono state ancora scavate.
R. E' stata scavata in gran parte l'area demaniale, in pratica la grande fascia percorsa dal tratturo, e poche altre aree, il teatro ad esempio.
D. Esiste un piano di tutela e di espropio delle aree private ancora utilizzate a coltivazioni, almeno per quelle all'interno della cinta muraria?
R. Un piano esiste, già in atto e definito amministrativamente, credo, dal 1977. Ci sono delle difficoltà evidenti che per ora impediscono lo scavo di grande estensione.
D. Difficoltà di che genere?
R. Difficoltà di notifica non indifferenti. Molti proprietari dei terreni sono in America; il resto dell'area è abitato da contadini anziani che è molto difficile mandare altrove. Quindi considerazioni anche di carattere umano e psicologico.
D. Da chi siete finanziati?
R. Scavo qui con i miei studenti e i soldi vengono dall'Università di Perugia, non siamo sponsorizzati abbiamo solo un fondo interno. Mentre a livello regionale abbiamo avuto dei finanziamenti che stiano spendendo per una pubblicazione che vedrà la luce l'anno prossimo.
D. Per quanto riguarda la statuaria, si intuisce essere stata ricca, visti i basamenti ad incasso all'interno del Foro.
R. Non c'è moltissimo. Il museo ha una sua sezione abbastanza ricca ma di stele funerarie relative alla necropoli: il rilievo se non altro è presente. Comunque non è giunto a noi gran che... anche se nel basolato della piazza sono presenti molti incassi, che secondo le valutazioni forse eccessive di V. Cianfrani, sarebbero da riferire a undici o dodici statue equestri.
D. Qualcuno ha pensato di smantellare le case settecentesche a ridosso del teatro per restituire maggior rilievo alle costruzioni di età romana, cosa ne pensi in proposito?
R. E' un'ottica sicuramente sbagliata. Non si deve mai creare una dominante culturale o cronologica rispetto ad altre. Quest'area vive di diacronicità, di questa sovrapposizione di culture e periodi; premiarne una a danno di altre è senz'altro un'errore. In questo caso si è cercato di conciliare una presenza moderna con una antica.
D. Hai un itinerario da consigliare per una visita archeologica in Molise?
R. Larino ad esempio è molto bella. Pietrabbondante è una realtà archeologica importantissima per l'Italia antica. Si tratta di un santuario italico della fine del II Sec. a. C. con annesso teatro di una bellezza incredibile, che tra l'altro domina un paesaggio di sessanta chilometri. Resti Sannitici sulle cime di alcune montagne dove esistono delle cinte poligonali lunghe alcuni chilometri, e Monte Vairano dove è stato individuato e scavato parzialmente un sito, sempre Sannitico, e dove sono stati recuperati numerosi reperti archeologici alcuni dei quali (anfore rodie e monete magnogreche) testimoniano, per quest'area, contatti con l'oriente fino ad ora sconosciuti e per ciò di grande rilevanza storica.

Enzo Terzano