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Articolo:
E. N. Terzano "Trialismo" in IL NUOVO LABORATORIO, e in seguito "LAB", Bologna, a. III, n. 16, lugl./ago. 1984.

Trialismo

Il trialismo o visiodefinizione dell'arte è per una biologia della visione e per una visione biologica della rappresentazione visiva. Nel tridimensionale il trialismo trova la perfetta legittimazione della sua carica ideologica e di movimento fantasociologico, artistico e culturale. Su questa rivista sul N. 8/9 ottobre-novembre1983 è apparso un saggio trialista sul biofilm.

Lo spazio visibile ai nostri occhi può immaginarsi totale: in una contemporanea visione omnispaziale che contempli l'alto e il basso, il ”a destra” il “a sinistra”, il davanti, il dietro e infine il sopra e il sotto. Questo vedere contemporaneamente in ogni punto dello spazio ci consentirebbe di disegnarlo come circolare e più precisamente come una sfera. All'interno di questa sfera potremmo giudicare, sulla base della messa a fuoco dei nostri occhi, un confine infinito, vale a dire un limite massimo di percezione dello spazio. Il limite che gli oggetti impongono invece al campo visivo e che segnano il blocco della penetrazione visiva, verrebbe chiamato confine definito. Questo spazio infinito e definito, in assenza totale di impedimenti alla visione dovuto alla presenza di oggetti nel campo visivo, avrebbe forma perennemente sferica.

La percezione reale degli occhi varia dai pochi centimetri della messa a fuoco minima, all'infinito della messa a fuoco massima. Questo spazio non é percepito nella realtà sfericamente, di esso abbiamo una visione perennemente parziale e semisferica. Provate a fissare lo sguardo in orizzontale, senza muovere le pupille. Nel campo visivo che vi trovate di fronte non operate selezione negli oggetti, vale a dire non guardatene nessuno in particolare, astraendovi nella percezione pura. Osserverete che lo spazio di confine ai limiti dell'organo occhio, lo riconoscerete agilmente semisferico. Con il movimento, che il nostro corpo ci consente, possiamo indagare, progressivamente, tutto lo spazio che ci circonda, lo riconosceremo allora come sferico. Tuttavia di una sfericità differita vale a dire che di essa non abbiamo una visione contemporanea, ma per semisfero.

Il campo di visione, che i nostri occhi coprono in posizione di fermo, é di oltre 180 gradi semisferici. Questo campo é visibile fino all'intera copertura - sferica 360 gradi - con il movimento di roteazione della pupilla e con il movimento di rotazione del corpo attraverso il collo, il busto e le gambe. La sfera del visibile é dunque soggetta alla nostra visione simultanea. Una visione che é stereoscopica e si opera attraverso il concorso di due organi separati che sono gli occhi. La stessa formula di doppi la troveremo per il suono-orecchio e per il tatto – pelle - doppi arti superiori/doppi arti inferiori. In simbiosi con la sfera del visibile operano la sfera del suono e la sfera del tatto, anch'esse godono della percezione sferica, pluridirezionale, simultanea e steroscopica.

All'interno della sfera del visibile e del suono operano i mezzi di riproduzione meccanica ed elettronica dell'immagine bidimensionale in movimento sonorizzata: il cinema e la televisione. Questi si limitano a riprodurre l’immagine in una frontalità piatta e quadrangolare (lo schermo) sufficientemente definita per la percepibilità (film in 35mm., 1200 linee colore circa) e tecnicamente in grado di suggerire la profondità rendendo, in un trompe-oeil invertito, la scansione spaziale degli oggetti.

La sfera del tatto che ‘naturalmente’ ci portiamo addosso come tecnologia fisiologica, non é cara - non partecipa - all'attuale tecnologia di riproduzione dell'immagine. Questa è bidimensionale, piatta, e quindi contraria alla partecipazione sensoriale tattile. La sensazione tattile é dunque esclusa dall'attuale tecnologia dell'immagine bidimensionale e lo sarà fino a quando la tattilità verrà recuperata dalla capacità tecnologica di produrre un’immagine tridimensionale in grado di affrancarsi dal limite quadrangolare dello schermo, e di stabilirsi nella totalità dello spazio delle sfere sensoriali.

L'immagine tridimensionale invadendo lo spazio che ci circonda stimolerebbe il ritorno della partecipazione tattile finora esclusa. Una scultura, ad esempio, pur essendo tridimensionale, investe le sensazioni tattili parzialmente. La tattilità, infatti, oltre a includere la partecipazione alla sostanza degli oggetti tridimensionali e quindi toccabili, è investita anche dalla funzione di percepire l'oggetto nel suo muoversi nello spazio. In ciò agisce in concorso con la vista e l'udito. La scultura, quindi, non ottenendo all'oggetto il movimento é investita di una tattilità parziale.

L'unica immagine tridimensionale ad essere investita, nella percezione, dal concorso delle tre sfere sensoriali principali - dacché la sfera dell'olfatto e quella del gusto sono tassonomie della sfera tattile - é

Enzo Terzano