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Articolo:
E. Terzano e R. Scarinci, "Venezia… Venezia" in Il nuovo laboratorio, Bologna, a. III, n. 16, luglio-agosto, 1984, pp. 34-35.

Venezia… Venezia

D. Quali sono i problemi in questo momento sul tappeto per la sopravvivenza produttiva dell'istituzione Biennale...
R. Abbiamo diversi fronti su cui combattere. Uno è il fronte romano è lì il problema principale, è la legge di finanziamento. Abbiamo poi problemi di strutture e rafforzamento dell'organico, affrontati in consiglio, e sono altrettanto essenziali. La chiave per rimettere la Biennale in condizione di lavorare con serenità, e quindi con il massimo delle sue possibilità, è quella di poter programmare in tempo, di avere la certezza delle risorse e di avere dei tempi di programmazione fisiologici e non patologici, come è avvenuto per questo primo biennio in funzione del ritardo con cui è stato nominato il consiglio e per la difficoltà che si sono presentate con la nomina dei direttori.
D. Questi programmi dovrebbero essere verificabili nel secondo biennio quindi...
R. Noi speriamo molto nel secondo biennio per rimediare a quelle che sono state le disfunzioni del primo biennio e crediamo di poterlo fare anche perché molti dei problemi a monte sono stati risolti e abbiamo una segretaria generale di grande efficienza e presto anche il conservatore dell'Archivio Storico.
D. La Biennale arti visive una volta era un traguardo per l'artista e un momento d'arrivo. In questo momento invece presenta un ventaglio ristretto di scelte appoggiandosi a nomi noti e ampiamente proposti in altre manifestazioni...
R. Sono, in linea di principio, favorevole ad una riapertura più ampia dei cancelli della Biennale, al limite anche, riproporre quell'ingresso per concorso che costituiva la caratteristica originale dell'istituzione. Sorgerebbero però infiniti problemi che comportano uno studio approfondito. Quest'anno la Biennale arti visive ha però grandi meriti che consistono innanzitutto nell'averci dato una rappresentazione molto chiara delle tendenze più attuali, ponendo al centro dell'interesse, con la mostra "L'arte allo specchio", le tendenze che tendono alla citazione storica e riproponendo la loro attualità. Una Biennale che pur avendo adottato un criterio pluralistico, facendoci vedere i vari indirizzi di ricerca, ha fatto un grande sforzo per mettere in chiaro una tendenza manifestatasi apertamente negli ultimi anni e che indubbiamente caratterizza gli anni ottanta.
D. Le iniziative della Biennale sono tese anche alla realizzazione di un piano di presenze turistiche programmate?
R. Non c'é dubbio. Basta vedere le statistiche che riguardano il periodo in cui il Festival del Cinema era stato abbandonato per accorgersi che la Biennale è veramente uno strumento di attrazione importante per Venezia. Noi cerchiamo di sviluppare questo aspetto e appunto il Festival del Cinema viene studiato e programmato non soltanto in funzione delle esigenze specifiche, ma anche in funzione delle esigenze turistiche. Così pure la disposizione lungo il corso dell'anno delle altre manifestazioni della Biennale, tende a coprire certi vuoti d'attrazione di Venezia che, tradizionalmente, corrispondono con i mesi autunnali e invernali. Basti pensare all'iniziativa del carnevale che indubbiamente ha contribuito a creare un nuovo periodo di fortuna per il turismo veneziano. Cose di questo genere noi riteniamo di farne ancora. L'anno prossimo abbiamo in programma una manifestazione d'architettura che certamente potrà occupare i tempi meno frequentati di Venezia.
D. Oltre ai problemi economici la Biennale ha qualche altro problema?
R. I problemi strutturali che sono connessi con quello economico. Il personale è insufficiente, gli spazi disponibili sono pochi e a proposito praticamente la Biennale non ha una vera e propria sede. Gli spazi sono di proprietà del comune e occorre che il comune potenzi al massimo questo patrimonio. Speriamo che con il tempo la Biennale si fornisca di quegli spazi anche permanenti di attività che normalmente le istituzioni del genere hanno in tutto il mondo, basti pensare a Beaubourg e ad altre istituzioni che appunto hanno delle sedi prestigiose. La Biennale pur utilizzando per la sua sede un palazzo storico di grande valore ha però dentro questo palazzo soltanto una piccola parte degli spazi e si trova continuamente in una condizione di insufficienza di attrezzature che poi sviluppano una serie di conflittualità interne fra i vari uffici. Abbiamo normalmente il problema che si ha nella coabitazione, il problema degli sfollati. Un ufficio invidia all'altro un po' di quello spazio vitale che gli consente di lavorare. Tutto ciò contribuisce a rendere ancora più drammatica una situazione difficile.
D. Cosa ne pensa di inserire sponsor privati all'interno delle manifestazioni come fanno altri enti tipo la Scala ad esempio...
R. Abbiamo tentato. Fin'ora ci sono state delle modeste risposte. Speriamo di avere maggiori adesioni per quanto riguarda il Festival del Cinema.

Enzo Terzano - Rocco Sacarinci