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Articolo:
Enzo Terzano,“Com’occhio segue suo falcon volando…” ,in Nuovo Laboratorio, a. III, n. 18/19, ott./nov. 1984.

“Com’occhio segue suo falcon volando…”

“Ogni battaglia contro l'eresia vuole solamente questo: che il lebbroso rimanga tale”.

Alcune modifiche apportate alla facciata della chiesa (Fig.1), sopratutto ad opera del cardinale Orsini nel XVIII secolo, hanno potuto inserire elementi evangelici in mezzo ad un furore di proposte figurative pagane (si rimanda alla puntata precedente). Si guardi, poi, all'opera di demolizione di elementi scultorei ritenuti probabilmente ‘eccessivi’. Le corna dei buoi in altorilievo sulla facciata vengono demolite per via di quell'assurdo visivo che proponevano (corna uguale diavolo), nel troneggiare in massima eretica vista, sopra il portale di una chiesa ritornata al culto. E' possibile, come si diceva, che anche l'Agnus Dei (sulla Tomba e nell'archivolto della lunetta di Alessandro il Macedone) (Fig. 2), potrebbe essere stato collocato, deliberatamente e molti secoli dopo, per evangelizzare il bestiario barbarico rappresentato copiosamente nei fitti cicli scultorei dell'edificio. La stessa sorte potrebbe essere accaduta al profeta Giona - se poi di Giona si tratta - presente in due bassorilievi nella facciata principale, da una parte inghiottito e dall'altra vomitato (Fig. 3 A - 3 B) (Giona da una parte inghiottito e dall’altra vomitato da un animale marino fantastico, presente sulla base del timpano del portale maggiore). Ciò, tuttavia, non basta a convertire una chiesa votata a narrare episodi pagani e laici. Carlo Magno, Orlando e Alessandro Magno sono i protagonisti della rinascenza dell'eroe umano e semidivino, rappresentanti “dell'atmosfera fastosa e cortese dei Romanzi” che proprio nel '300 hanno grande diffusione e credito in tutta Europa e in Italia. Ribadiamo, in proposito, che secondo le nostre tesi, la chiesa è stata costruita proprio nella prima metà del '300 o meglio, è stata ristrutturata come oggi noi la conosciamo salvo le modifiche, parziali, che in questi secoli sono intervenute, spesso in seguito a crolli o, come si diceva, ad interventi ‘evangelizzatori’. Passiamo ad analizzare un altro importante elemento presente nella facciata principale.

La facciata ovest.

Il rosone (Fig. 4) (Rosone a raggiera con dodici fori laterali che fanno eco ad uno più grande centrale – 12 fori o forse 12 ore corrispondenti alla funzione di carro solare -. Si noti, più in alto – fig 6 -, sulla cuspide della facciata, l’aquila e, a destra – fig. 5 -, le figure aggettanti di due buoi poste ai lati del rosone nella faccaita principale), poggia sulla cuspide del timpano che sovrasta il portale principale (esiste solo un altro ingresso più piccolo nel lato Sud). Il rosone è disposto in forma raggiata. Negli spicchi della raggiera si inseriscono dei trafori di forma circolare che fanno eco ad uno, più ampio, centrale. La composizione del rosone rimanda nella sua struttura al Tempio a base circolare dell'epoca imperiale romana. Aggiungiamo che il tempio a struttura circolare veniva dedicato nell'antichità alle divinità solari.

Ai lati del rosone sono disposte due figure aggettanti di buoi ed insieme sono inseriti nel frontone della campata centrale. Sulla cuspide della facciata, con dominio sulla scena descritta, è disposta un'aquila nell'atto di innalzarsi in cielo con le ali spiegate.

Accettando l'ipotesi che vuole Santa Maria della Strada a Matrice, essere un mausoleo che un nobile dedica a se stesso e ai suoi discendenti, si comprende che tutti gli elementi architettonici e scultorei appena descritti, vanno riletti certamente in questa chiave. Leggendo con una simbologia accettabile, il rosone, nella sua forma circolare, come rimando figurativo del sole, ma anche nell’essere ruota e carro, si riesce a trovare anche ai due buoi una lettura plausibile in quanto animali ‘trainanti’ questa sorta di carro solare. Mentre l'aquila nella sua tensione verso l'ascensione in cielo parrebbe fuoriuscire dal rosone come se fosse volata via dall'interno dell'edificio. Il volo dell'aquila, così disposto, ha una singolare similitudine con l'apoteosi divina dell'imperatore romano nella religione di stato. Quando vi fu la consacrazione di Augusto Imperatore quale Dio, si vide, secondo alcune testimonianze letterarie, fuoriuscire dal rogo un'aquila e si suppose che questa fosse venuta a prendere l'anima dell'imperatore per portarla in cielo.

Nella tradizione dell'apoteosi funebre, successiva ad Augusto, si rinchiudeva un'aquila all'interno di una torre di legno che sovrastava la pira con il corpo reale. Dopo che il fuoco si propagava fino a raggiungere l'imperatore, venive liberata l’aquila, la quale fuoriuscendo dalla sommità della torre, simboleggiava l'ascensione in cielo dell'anima e la sua spettacolare deificazione. Mentre per gli uomini si usavano aquile, per le donne venivano liberati pavoni.

Si possono rintracciare testimonianze iconografiche di questa forma di assunzione sulla base della Colonna Antonina e su conii, non rari, di monete imperiali. In questo modo la similitudine con l’aquila della facciata principale di Santa Maria della Strada a Matrice, è sorprendente. Anch'essa dunque, fuoriuscendo dal foro centrale del rosone come dall'alto di una torre, simboleggia il volo verso l'alto, verso la divinità, dell'essenza del personaggio che è misteriosamente sepolto nella tomba.

Questa interpretazione non è disgiunta dalla presenza nell'apoteosi, evidenziata nella puntata precedente, a proposito di un altro imperatore, questa volta greco, al quale si deve il desiderio “di far consacrare dalla religione (di stato) la sua sovranità”, ascensione anche questa superbamente rappresentata nella lunetta del portale laterale di Santa Maria della Strada.

Il gruppo della facciata principale della chiesa di Matrice deve, dunque, essere considerato come un tutto unico tendente a suggerire un carro solare trainato da buoi, che a sua volta conduce il Tempio, sotto gli auspici e la direzione spirituale dell'anima simboleggiata dall'aquila. Il percorso ideale che questo carro compie, se si osserva la collocazione cardinale della chiesa, è quella del sole che viene da Est e va verso Ovest. Viene da Bisanzio e va verso Roma. Ma si badi verso Ovest, verso la morte del sole. Questo legame ora evidente con la grande tradizione imperiale, ci segnala di nuovo la discendenza reale del personaggio committente del mausoleo. Una discendenza ideale com'è quella suggerita dalla presenza, nelle due arcate cieche della facciata principale poste ai lati del portale maggiore, di due lunette rappresentanti Carlo Magno (Fig 7) (Carlo Magno in battaglia con la lancia in resta. Lunetta a destra del portale maggiore), “knight in mail on horseback charging his lance in rest” (E. Jamison, Catalogus Baronum, Roma, 1972) e di Orlando (Fig. 8), (Nella lunetta a sinistra, nel medaglione centrale, il “cacciatore” Orlando suona il corno Olifante e nell’altra mano regge la sua spada Durendal. Dei due bassorilievi – fig. 7 e 8 -, Dante ne fa esplicito riferimento – Paradiso, XVIII, 43-45 -. Sempre nella lunetta in alto, un battitore di caccia e il cavallo orlando.):

“Prist l'olifan, que reproce n'en ait, / E Durendal, s'espee, en l'altre main…”

(La Chanson de Roland , 2263-64, l'Edition D'art, Paris)

nell’atto di suonare il corno Olifante con la spada Durendal nell'altra mano. Carlo Magno e Orlando sono disposti alla stessa altezza della lunetta centrale, ai lati della grande scena del ’carro solare’. Questi, indissolubilmente uniti come nell'epopea francese, presenziano “all'apparato meraviglioso” dell'ascensione dell'Aquila.

Dante qui è molto esplicito:

“Così per Carlo Magno e per Orlando
due ne seguì il mio attento sguardo
com'occhio segue suo falcon volando…”
(Paradiso XVIII, 43-45).

Come se Dante, avesse potuto osservare ciò che Carlo Magno e Orlando osservavano, essendone spettatori.

Enzo Terzano

(IV continua) Precedenti puntate su Il Nuovo Laboratorio n. 14-15-16-17. Si ringrazia l’architetto Antonio Petroro.