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Articolo:
E. Terzano, "Un'altra biennale 'giovani'", in Il nuovo laboratorio, Bologna, a. VI, marzo, 1987, pp. 59-60.


Un'altra biennale 'giovani'


SALONICCO.
La II Biennale des Jeunes Créatures des Pays de la Méditerranée (la prima fu Tendencias a Barcellona nel 1985) si é chiusa a Salonicco con un grande successo di pubblico, accorso (con i biglietti speciali messi a disposizione dalle autorità elleniche) da ogni parte della grecia, per ammirare le oltre tremila opere in mostra nella città macedone e provenienti da mezza Europa. I paesi che hanno partecipato alla manifestazione, rappresentati da artisti di età inferiore ai trent'anni, sono stati oltre alla Grecia, Cipro, Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Yugoslavia tutti bagnati dal tepore di acque la cui aura estetica (che a Salonicco si rincorreva un po' disperati) si é dissolta attraversata com'è da umori bellicosi e inquinata dagli elettrodi creativi nord atlantici e scarichi di ogni sorta.
Molto ampio il ventaglio delle sezioni espositive: Arti Plastiche, Architettura, Disegno Industriale, Fotografia, Fumetto, Grafica, Gioielli, Moda, Musica, Teatro, Danza, Video, Cinema e Letteratura tutti sistemati in diversi contenitori urbani, alcuni molto singolari come la Rotonda di Galerio e una moschea evidentemente non più lungo di culto. Le città italiane le cui municipalità hanno contribuito ad organizzare la Biennale sono: Firenze, Torino, Napoli e Bologna (l'ARCI medita per l'88 di avere la manifestazione in una di queste città - senz'altro Napoli l'unica vicina al mare - dopo che il governo catalano ha deliberato che per l'87 torni a Barcellona. Anche le autorità greche spingono per la sede di Salonicco come appuntamento fisso).
Ciò che è emerso a livello creativo (si legga il tutto come una metafora) è una mancanza d'identità: il mediterraneo, come area culturale, si è dissolta progressivamente dalla caduta dell'impero romano (vani gli sforzi delle crociate e dei veneziani), così che oggi, una semplice analisi della conformazione geopolitica delle coste che vi si affacciano, rimanda a quella frattura fra Islam, Ebrei, Cattolici e Atei (capitalisti o socialisti) che la creatività in qualche modo, per il luogo sensibile che tratta, registra fedelmente con un certo caos stilistico, con un forte disorientamento (perdita del proprio sole interiore) culturale, che porta alla caduta della stessa necessità di fare arte.
Infatti il melanconico paesaggio della giovane creatività europea è immerso nelle spire saturniane... del successo dell'affermazione egoica della propria individualità. Molta moda, apparenza e poco sentito lavoro In questo deserto di opere prive di senso vanno comunque segnalati alcuni prodotti intelligenti che brillavano in mezzo al resto. Intanto il gruppo teatrale di Udine i "Vettori Ultramondo" con lo spettacolo "Frequenze compromesse" scritto da Claudio De Maglio che hanno riscosso un meritatissimo successo e che ci auguriamo presto di vedere sulle scene italiane. Poi i fotografi Emilio Ximenes e Valerio Tazzetti (Italia), P. Fotiadis e K. Kaloydi (Grecia); per la pittura l'eccellente lavoro di Pedro Proenca (Portogallo) e di Bojan Gorenec (Yugoslavia). Per la letteratura Ines Margarida Pedrosa (Portogallo) e per la danza "Oficina Coreografica>" (Portogallo).

Enzo Terzano