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Articolo:
E. N. Terzano, "Uno spot salverà i bambini" in Nuovo Oggi Molise, Campobasso, quotidiano, 30 gennaio 1996.

Uno spot salverà i bambini

Quando in Italia si parla di televisione ci si riferisce quasi esclusivamente ai problemi politici legati a questo potente mezzo di comunicazione di massa. Sembra che tutta la questione si risolva nel conflitto fra RAI e Fininvest e come qualche frammento di potere venga poi spartito fra una miriade di TV private.
E' molto difficile invece trovare un dibattito altrettanto attivo su un problema francamente molto più importante dei conflitti di interesse politico-economici che riguardano per la verità pochi enigmatici individui e basta. Il problema reale della televisione che una sensibilità crescente stà manifestando in maniera sempre più chiara, fra psicologi, insegnanti, genitori e associazioni culturali, è che si è ormai consapevoli che la TV condiziona in maniera eccessivamente negativa la coscienza degli individui in particolare quella dei bambini e degli adolescenti.
Ad occuparsi in modo autorevole dell'impatto che la violenza, le scene di terrore e la rappresentazione nei film di sevizie e comportamenti psicologici nevrotici e maniacali hanno sulla mente dei bambini e degli adolescenti è un saggio del filosofo liberale Carl Popper (Cattiva maestra televisione, Reset, Milano, 1994). Questo testo, che stà avendo un notevole successo di pubblico (15.OOO copie vendute), solleva il grande problema dell'educazione delle generazioni future. Nelle nostre condizioni attuali l'educazione passa prevalentemente attraverso il piccolo schermo e in maniera del tutto caotica. Gli industriali dell'informazione non hanno alcun interesse a far diventare la Tv un servizio sociale, mentre lo Stato che dovrebbe garantire la tutela di un corretto uso educativo del mezzo non si da strumenti d'intervento adeguati. Questo di fatto lascia in mano agli esclusivi interessi privati o politici la gestione delle reti televisive. Un mezzo di comunicazione così potente in una società a democrazia avanzata come la nostra, dovrebbe avere invece compiti ben chiari e regole definite a garanzia della tutela psicologica e emozionale dei cittadini, piuttosto che essere uno strumento usato in maniera barbara e violenta per gli scopi di una classe molto ristretta di individui avidi. Tuttavia nel frattempo la Tv si presenta come modello induscusso per i comportamenti psicoeconomici di milioni di individui.
Popper in proposito sostiene l'importanza che l'ambiente educativo ha nella formazione del bambino. Prima dell'avvento dei mass-media in quanto filosofo e educatore, Popper ha potuto sperimentare quanto i bambini con seri problemi psicologici vengano, prevalentemente, da situazioni famigliari dove sono stati sottoposti, anche come semplici spettatori, a scene di violenza nel rapporto padre-madre. Ora nell'epoca della televisione la violenza in casa è "sostituita e estesa dalla violenza che appare sullo schermo televisivo". In questo modo inoltre la televisione non solo "produce violenza (ma) la porta in case dove altrimenti la violenza non ci sarebbe". Questa presenza così vistosa della violenza che fuoriesce dal piccolo schermo condiziona dunque la mente in crescita del bambino e dell'adolescente e la plasma su dei non-valori volgari e insensati (In proposito ci sono dei dati preoccupanti rilevati in una settimana campione sui programmi di Italia 1 della Fininvest, rete destinata proprio alla fascia degli adolescenti e dei giovani. Si può assistere nell'arco di sette giorni a: 97 sparatorie, 47 esplosioni, 131 risse, 145 morti senza contare sevizie e torture; L'Espresso, n.49).
Se vista con uno sguardo attento, la televisione ha come obiettivo principale la mente dell'individuo e quindi la coscienza e i sentimenti di milioni di esseri umani di tutte le età e culture. Attraverso i suoi programmi insinua nella nostra personalità tutti i comportamenti e le attitudini che nei film e nei vari show manifestano registi, attori e opinionisti il cui unico scopo è, nella maggior parte dei casi, quello di esibirsi senza alcuna coscienza delle conseguenze del loro 'lavoro'.
Proprio per arginare questo effetto degli operatori del mezzo televisivo Popper parla, nel contesto di una proposta per il controllo e la regolamentazione della programmazione televisiva, di dotare gli operatori di una patente che può essere ritirata in qualsiasi momento. Così come si ritira la patente a uno che guida a forte velocità poiché mette in pericolo la vita della gente, allo stesso modo si può ritirare a chi rappresenta la violenza gratuita allo scopo di fare colpo divenendo un alteratore dell'equilibrio e della serenità mentale delle persone, grandi e piccole, che passivamente o accidentalmente assistono a quello "spettacolo".
Questa in sintesi la proposta di Popper unitamente al ristabilimento della censura per i casi di aperta violazione di norme etiche volte alla salvaguardia della salute psicologica soprattutto dei minori. Qui Popper non parla di censurare modi di vedere e rappresentazioni artistiche ma la gratuità di un fare sensazionalistico. Del resto come non si darebbe una pistola o una automobile in mano ad un bambino poiché potrebbero accadere cose dolorose, allo stesso modo è opportuno limitare la possibilità di navigare nei programmi televisivi ad alto impatto psichico. Ancora meglio sarebbe poter arrivare al punto di non produrre più programmi dove, con la parvenza dello spettacolo e del divertimento nevrotico, si 'spacciano' dosi di incoscienza e virus psichici che stimolano comportamenti violenti. In questo caso la censura sarebbe del tutto inutile.
Unitamente a questi interventi parziali sarebbe comunque necessario sviluppare una disciplina in grado di studiare l'impatto psichico dei programmi Tv e di elaborare i metodi per addolcire i sistemi tematici e soprattutto quelli linguistici del mezzo televisivo. In questo modo la Tv può cambiare secondo un metodo preciso, ed essere ristrutturata con modalità analoghe alla bonifica di un campo minato, vale a dire con molta attenzione e saggezza.
Verso un'ecologia dei media?
Ecco allora che si pone una domanda: si può giungere ad elaborare un'ecologia dei mass-media? Certamente è possibile farlo, proprio partendo dalle esperienze che l'uomo contemporaneo stà facendo nel suo ambiente naturale. L'uomo scopre, con sempre maggiore evidenza a partire dalla seconda metà di questo secolo, che attraverso attività industriali pericolose inquina pesantemente il suo ambiente vitale, fino ad avere un ritorno patologico sul suo organismo e su quello della flora e della fauna. Allora elabora un processo di correzione del suo operato sviluppando tecnologie dolci più adatte a garantirgli la conservazione dell'ambiente in cui vive, pur non venendo meno ai suoi bisogni sociali.
In altre parole se l'uomo inquina l'ambiente si ritrova il corpo inquinato. Allo stesso modo se elabora mezzi di ingresso attraverso i sensi e il suo sistema nervoso di immagini e suoni artificiali (come ad esempio la Tv), avrà come conseguenza che la sua mente, in sintesi il suo essere, verrà coinvolto, confuso, turbato, manipolato, condizionato ecc. da quelle immagini e da quei suoni. Ecco allora che la mente viene inquinata analogamente a come si inquina un cielo azzurro o un ruscello e quindi manifesta questo disagio con la nevrosi, con l'ansia, con la turbolenza e il nervosismo.
Possiamo facilmente comprendere ora come si possa parlare di una ecologia della mente e, allo stesso modo di come abbiamo cominciato a rispettare i laghi e le foreste, dobbiamo cominciare a rispettare la nostra mente che, in un certo senso, è il cuore del nostro essere umani.
Innanzitutto è necessario tutelare il delicato processo evolutivo del bambino non delegando alla Tv-baby-sitter la formazione di un essere umano, ma lasciando che quell'essere possa dotarsi di esperienze umane basilari provenienti dalla famiglia e dalla scuola: cioè da altri esseri viventi e disposti a questo compito con amore e disponibilità.
La Tv non è un essere ma un artificio tecnologico e questo troppo spesso si dimentica anche a proposito degli adolescenti. L'adolescente che vive prevalentemente lo sviluppo del suo corpo (l'ambiente-l'esterno) e dei suoi sentimenti (l'interiorità), troverà più beneficio nel rapporto fra coetanei e con adulti formati e responsabili che possano trasmettere le conoscenze acquisite in una data cultura. Anche in questo caso programmi televisivi da Tv-killer con personaggi con psicologie grezze, che esprimono sentimenti limitati e manifestano prevalentemente passioni esasperate sotto forma di violenza, non sono adatti alla formazione giovanile.
L'ecologia della mente è ovviamente necessaria anche all'adulto il cui processo evolutivo non si dovrebbe interrompere, ma dovrebbe accrescersi con esperienze esistenziali schiette e dirette e non prevalentemente con esperienze indirette (romanzi) e mediate (Tv-cinema). Esperienze che sono comunque estranee al proprio vissuto.
In sintesi l'ecologia della mente è la base di una ecologia dei mass-media perché non bisogna dimenticare che è l'uomo il centro della comunicazione e non un servomeccanismo come la Tv. Ed è quindi il sistema linguistico e tematico della Tv a doversi adeguare alle esigenze dell'uomo e non l'uomo a dover adeguare la propria natura a qualsivoglia meccanismo.
Per un approfondimento dell'ecologia della mente e dei mass-media rimando al mio libro Ecomedia. Corpo e mente tra comunicazione orale e mass-media (Shang-Shung Ed., Arcidosso, 1993), dove questi temi sono trattati con ulteriori strumenti.
Uno spot contro la Tv
In un recente libro di Mario Lodi (La Tv a capotavola, Mondadori, Milano, 1995), si narra la storia di una famiglia che riunita intorno alla Tv vede progressivamente, giorno dopo giorno, trasmissione dopo trasmissione, modificarsi i sentimenti reciproci, fino a una profonda alterazione dei rapporti famigliari.
Mario Lodi nel giro di presentazioni del suo libro in varie sedi, nel corso di un dibattito con il pubblico, riceve la critica da parte di un lettore a non limitarsi a fare una semplice polemica letteraria contro la Tv, ma di intraprendere qualcosa di più concreto. Da questa occasione nasce una petizione scritta da Lodi contro la violenza della Tv, e una campagna stampa che svela una valanga di adesioni che giungono in poco tempo da Associazioni (l'Arci Nuova e vari gruppi cattolici) e da semplici cittadini (15O.OOO firme raccolte).
L'Arci ha poi finanziato uno spot, ideato dall'agenzia romana Ambrosio & Maoloni, sempre sul tema della violenza che i bambini ricevono dalla Tv. Questo spot è ora pronto e viene presentato in una conferenza stampa questa mattina alle ore 12 nella Sala Stampa di Roma. Le Tv che hanno aderito all'iniziativa di far passare gratuitamente sulle loro reti lo spot sono la RAI, il Terzo Polo e tantissime Tv private, ma non le reti Fininvest e TMC, poiché la petizione che accompagna lo spot chiede anche vincoli tematici contro la trasmissione di immagini violente nelle ore di maggiore ascolto da parte dei giovanissimi.
La Tv critica se stessa
Questa sera e domani sera, inoltre, su RAI 2, per coloro che vogliono approfondire, a mezzanotte e venti, va in onda una trasmissione (Tenera è la notte) condotta da Arnaldo Bagnasco che ha per tema l'influsso negativo della Tv su bambini e adolescenti. Bagnasco prende spunto, per il dibattito che si snoderà per le due serate, dalle affermazioni di Carl Popper fatte nel testo Cattiva maestra televisione al quale abbiamo fatto riferimento.
Saranno presenti ospiti di un certo prestigio quali Alberto Abbruzzese (Università di Roma), Cavallo Melita (Tribunale minorile di Napoli), Slepoj Vera (Presidente della Federazione Italiana Psicologi), Noferi Gianfranco (Direttore della struttura tematica Tv per i ragazzi della RAI), Oliviero Ferraris Anna (Psicologa dell'età evolutiva), Martini Paolo (Giornalista del Corriere della Sera), Ambrosio Gabriella (Pubblicitaria), Farnè Roberto (Pedagogista del Telefono Azzurro) e Enzo Terzano in quanto autore di Ecomedia.
Certamente è molto gradevole apprendere che la Tv comincia a parlare in maniera critica di se stessa attraverso il proprio preziosissimo tubo catodico. Questo vuol dire che una volontà di apertura al dialogo, soprattutto nella televisione pubblica e in alcuni reti private, si stà formando. E' auspicabile tuttavia sviluppare rapidamente un pò di consapevolezza sulla qualità della nostra televisione, poiché rispetto ai sistemi educativi elaborati dai filosofi e dagli artisti nostri progenitori medioevali, romani e greci, che noi consideriamo ora inadeguati, possiamo senz'altro affermare che siamo dei veri e propri barbari, con tanto di fantasticherie cinematiche di città del futuro piene di ottusa violenza e senza alcuna qualità e bellezza.

Enzo N. Terzano