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Articolo:
E. N. Terzano, "Un videogioco vi annullerà" in Nuovo Oggi Molise, Campobasso, quotidiano, 27 agosto 1996.

Un videogioco vi annullerà

Non c'è paese della costa molisana o paese dell'alto Molise, di una minima importanza, che non abbia la sua sala di videogiochi. Cosa significa per un giovane molisano entrare per alcune ore in una sala di videogiochi? E poi che frutto dà, oltre a un notevole costo ora che si aggira dalle venti alle trentamilalire a persona, giocare con quegli strumenti?
Un individuo adulto e un pò curioso di capire perché i giovani di oggi decretano il successo di una sala giochi, farebbe bene a indagare un pò in questa direzione, e cercare di comprendere qual'è in fondo in fondo il motivo del successo e che frutto maturerà quel tipo di gioco nella personalità del giovane.
" Vedere per credere " e con questo motto cerchiamo di entrare una volta in una sala giochi e scegliamola grande come ci sono a Termoli o a Campobasso. Poi cominciamo a guardare gioco per gioco, basta anche solo osservare le presentazioni che si ripetono incessantemente e poi invitano con un " insert coin " a spendere il vostro gettone da cinquecentolire.
Cosa osserviamo? Guardiamo il sentimento che esprimono questi giochi uno per uno. Se si tratta di videogiochi fatti solo di oggetti il giocatore dovrà, tramite cannoncini, piccoli laser ecc. abbattere il maggior numero di oggetti che scivolano lungo lo schermo o incontria in labirinti ecc., così siamo invitati a colpire e distruggere incessantemente: piccoli esseri, navicelle, animaletti ecc.. Se si tratta invece di videogiochi che prendono a modello la figura umana ecco che si entra nella più incredibile manifestazione della violenza. Non c'è un solo videogioco dove non si possono osservare corpi squartati, lacerati da esplosioni, macellati di botte, lotte, conflitti, spesso inscenati in ambienti macabri o altamente tecnologici ecc.
Dicevamo del sentimento. Ecco se noi osserviamo serenamente che tipo di sentimento ci chiede di sviluppare qualsiasi videogioco ci accorgiamo, man mano che completiamo il nostro giro nella sala, che siamo di fronte a giochi che stimolano l'ira, la rabbia, che incentivano l'odio, che sviluppano il concetto che il 'prossimo' è un nemico ed è un essere ignobile e mostruoso che va distrutto e si potrebbe continuare a lungo a vedere questo tipo di implicazioni psicologiche..
Anche i videogiochi apparentemente più innocenti, come quelli portatili che si regalano ai bambini, lavorano sulla competizione e sviluppano nei piccoli ansia e una mentalità poco incline alla collaborazione.
Ora possiamo uscire da quella sala e riflettere un poco. Gli antenati dei viodeogiochi erano le fiabe di cui la tradizione popolare è molto ricca. La psicologia della fiaba era improntata sull'educare i figli degli uomini in modo che crescessero coraggiosi e pieni di generosità. Esseri rilassati e accoglienti così come erano i nostri progenitori che abitavano questa terra, responsabili e pieni di saggezza.
Tramite invece la violenza gratuita che noi mettiamo in testa con la tecnologia dei viodeogiochi ai giovani molisani, tecnologia affatto neutra e pienamente responsabile, generiamo senz'altro molta confusione su ciò che è giusto o no che grava sulla mente di molti ragazzi, come la cronaca ci segnala ormai quotidianamente.
Comprendendo questo i genitori potrebbero scegliere come regalo al figliolo magari un bel libro di fiabe, invece che un videogioco, in questo modo oltre a offrire un elemento per una educazione più umana, per il giovane è più facile collegarsi alla propria terra e anche, perché no, cominciare ad amarla. E di questo forse il Molise ne ha proprio bisogno.

Enzo Terzano