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Articolo:
E. N. Terzano, "Oltre la visione tridimensionale di consumo"
in Panda's Over, Torino, n. 3, estate, 1983.
Oltre la visione tridimensionale
di consumo.
Di contaminazione
se n'è già parlato qualche tempo fa come - e non solo
- dell'invasione dello spazio tridimensionale da parte dell'immagine.
Solo un'immagine tridimensionale può invadere uno spazio tridimensionale,
e di corsa, fra altre cose in rilievo e allestimenti, l'ologramma sboccia
a protagonista della contaminazione nella staticità di un supporto
fisso, ma già un poco avvolgente e animato dal nostro movimento.
La Tv a bassa definizione, per via della benefica grata, ci consente
il completamento e la partecipazione all'immagine (estensione: la democrazia)
che la prossima a totale definizione non ci consentirà più.
O ci si identifica totalmente o la si rifiuta totalmente: massimo-consenso
/ massimo-dissenso = dittatura. (Grattati l'occhio intervieni sul prossimo
massimo mezzo percettivo).
Ciò viene detto per introdurre il concetto di demovisia, visione
del popolo e non più potere del popolo, che il tridimensionale
possiede totalmente. Ecco: girando intorno all'immagine tridimensionale
la completiamo. Ci si gira intorno e dal lato est, se si vuole, possiamo
immaginare il lato ovest, secondo il ricordo che ne abbiamo da una precedente
visione. La nostra immaginazione-evocazione completa e ricostruisce.
A meno che non si arrivi a una omnipresenza che ci consentirebbe un'osservazione
totale e contemporanea (...) Nel rinnovato completamento il fiore perenne
della demovisia: una bella società di doppi.
Torniamo indietro. Non si vuole essere neofuturisti a tutti i costi
se si insiste col ritenere l'uomo telematico quello del futuro (condividiamo
le opinioni del New York Times) che attraverso il digitale scoprirà
se stesso somigliante e in movimento. Somigliante perché il tridimensionale
non sarà la vittima sacrificata ad un raggio laser, prodotto
postfotografico chimico e meccanico a bassa definizione, ma oggetto
mobile e avvolgente con il concorso di un visiocomputer digitale che
ci riprodurrà identici della stessa immagine della materia.
Scomodiamo i Greci che si scoprirono divini nel marmo immobile e si
vedrà che la fascinazione estetica è raddoppiata e massima
nell'immagine in movimento, immagine simulata, della nostra stessa materia.
Lo sconvolgente, l'estasiante è il continuo di luce autonoma
che ci insegue fino nell'inconscio sdoppiandoci una volta per tutte.
Né neo né post ma visiodefinitivismo o visione definitiva
e perfetta di noi stessi. Narciso si conclama annullandosi e con esso
la psicoanalisi. Il nostro flirt con Montgomery Clift lo vivremo là
nel deserto telematico della nostra stanza e con lui prodotto in N copie
(trasformabili) andremo a letto insieme a N altri. In simulazione di
copula con l'immagine simulata. La visione tridimensionale di consumo
scompare e non si prevedono più abbonamenti a tempo di utilizzazione
ma un'economica autoproduzione. E' questa la tridimensionalità
avanzata rosso fuoco di partecipazione avvolgente, molto più
di un semplice completamento.
Il visiobeta sarà il prossimo analfabeta civilissimo. Noi con
noi e un economico visiocomputer simulatore a ennemiliardi di operazioni
al secondo. L'uomo telematico in virtù dell'avvolgente spezza
il concetto di spazio, è affascinantemente istantaneo. Il supporto
fisso è un mostro romantico, il movimento omnispaziale è
il nuovo concetto estetico dell'era digitale.
La mia stanza è il villaggio globale: tutto lì straziante
e godurioso, letteralmente ARTefice. L'ARTEFATTORE, uomo telematico,
produce da solo la massima fascinazione estetica. Che confusione di
immagini avrà chi non si accetterà come immagine, fra
immagini mobili e simulate, abituato, com'è, a replicanti tecnologico-meccanici
che, percepiti come diversi, rassicurano la sua unicità.
Spazio, spazio al multimediale, non parliamo più di post ma godiamoci
l'attuale primitivo plurispazio.
Enzo Terzano
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