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Articolo:
E. N. Terzano, "Ogni civiltà ha i suoi metodi di suicidio"
in Panda's Over, Torino, n. 4, gennaio, 1984.
Ogni
civiltà ha i suoi metodi di suicidio
Se "ogni civiltà ha i suoi metodi di suicidio" la nostra
si autodistruggerà con la videovisione. Le biblioteche, templi
della parola e della scrittura, erano un grande strumento del potere
imperiale. Oggi lo stesso strumento è l'immagine nei suoi due
sistemi di produzione e conservazione: supporto fotografico- supporto
magnetico, cinema- televisione. Fino alla soglia degli anni '50 la stessa
funzione di comunicazione e presenza simultanea sul territorio era efficacemente
svolta dalla radio, da quell'oralità che McLuhan ricorda come
"profondamente visiva". Per il carattere strutturale di essere
fondata solo sulla parola e le emissioni sonore e per quello stesso
di essere votata alla ripetizione a tamburo battente, la radio impone
momentaneamente l'unico punto di vista possibile: il messaggio reiterato.
Il suo uso dominante in Europa venne a cadere con la fine delle epoche
dei regimi totalitari (non è un caso) alla conclusione della
seconda guerra mondiale; entra così in scena la televisione.
Vittima, all'inizio, della difficoltà di conservazione delle
immagini e risolta quella impossibile e perenne diretta, si affermerà
via via economicamente e tecnologicamente superiore al cinema. Una superiorità
non artistica evidentemente ma squisitamente tecnologica appunto e in
deterrente d'ascolto. L'immagine in video, televisiva e del computer,
è rapidamente diventata l'informazione dello stato contemporaneo,
così che essa è facilmente riconoscibile, apparentemente
come si vedrà, come il mezzo di comunicazione riflesso della
nostra civiltà e organizzazione economica. Anche l'architettura
e le arti visive sono immagini ma di una natura - sono degli unici -
che non ne consente più la loro utilizzazione per la nuova estetica
del potere. Non rispondono ai requisiti essenziali della nuova estetica
che necessita di una polverizzazione spaziale (un televisore in ogni
casa) vale a dire alla presenza simultanea in enne realtà geo-politiche
differenti.
Lo stesso programma è praticamente visibile a tutto il pianeta;
l'immagine architettonica per contro è immobile e saldamente
collocata nello spazio unica e irriproducibile (la Casa Bianca è
polverizzabile solo in mille televisori o immagini) per evidente antieconomicità.
Allo scriba delle burocrazie centralizzate e mesopotamiche, dei monasteri
medievali e ai redattori di stampe dell'epoca Gutembergh, produttori:
i primi di tavolette e manoscritti (di unici quindi), i secondi di un
numero di copie limitate dalla tiratura, si sostituisce l'operatore
di e con immagini. Si afferma come artefice della ripetizione illimitata,
dell'informazione polverizzata in entrata e in uscita e ricca di molti
input e di molti output adatti alla decentralizzazione del nostro sistema
di potere. L'attuale trasferire in immagini il passato e il presente
- libri, giornali, documenti, processi produttivi, scoperte scientifiche
ecc. - è l'esatta continuazione della trascrizione generalizzata
sulla stampa in epoca moderna. Si è assistito al passaggio veloce
da una civiltà scritta ad una visiva e contemporaneamente ad
una internazionalizzazione della cultura. Se si vuole rimanere nel campo
del cinema e quindi della televisione (il prodotto cinematografico è
sempre più strutturato per una riutilizzazione televisiva) si
può agilmente riconoscere come Hollywood, o qualsiasi altro centro
di produzione internazionale, tenda a confezionare in vista di un mercato
globale e non più per il broadcast o per le platee di determinate
aree e quantomeno questo tipo di produzioni ha tendenza alla diminuizione.
L'"era della scrittura fu essenzialmente egoista" di fruizioni
individuali e di limitato numero di "ascoltatori". Quanti
film e programmi TV visti per ogni libro letto? L'era delle immagini
bidimensionali in movimento è quella degli stimoli estetici vissuti
contemporaneamente da una folla immensa in tutto il "villaggio
globale". La pretesa di realizzare un unico punto di vista comune
e internazionale in un epoca che ha fatto profondamente propria la specializzazione
dei compiti: "
la conoscenza è stata divisa nella misura
in cui è evidentemente privo di speranza attendersi un punto
di vista comune" (H. Innis) è vista qui come irrealizzabile
ai dati attuali dei comportamenti socio culturali e della divisione
geo-politica. In che modo è possibile ottenere una rinnovata
unicità, non sul tipo medioevale e mesopotamico quella unicità
d'èlite monoculturale che abbiamo visto solida e poi sfiorire
come accade nella storia, ma un'altra pluriculturale e di massa fondata
su un fragile capovolgimento filosofico dell'unico come contenente altri
unici, diversi e variabili. La stimolazione simultanea su scala internazionale
deve ancora sortire i suoi effetti e realizzare quel punto di vista
comune in un impossibile panorama che include come variabili - negli
individui e negli stati - per ora inconciliabili. Almeno fino a quando
ad una nuova pretesa unicità non si affiancherà una riduzione
sostanziale delle variabili, vale a dire nel passaggio dall'attuale
sistema geo-politco frammentato ad un altro più inglobante, che
riduca le tensioni proprie alla molteplicità dell'unico, ricco
com'è, di forze centripete e conflittuali rappresentate dalle
unità politico-culturali degli stati autonomi. Alla unicità
- rare entrate rare uscite - dell'informazione nella cultura mesopotamica
si è vista corrispondere un'unicità di cultura e territorio.
Alla molteplicità dell'unico attuale - molte entrate molte uscite
- corrisponde, in teoria, una rinnovata unità territoriale fatta
di doppi variabili (ex autonomie) e che quindi contiene e assomma (entità
etniche, culturali ed economiche) diverse ma (politicamente) omogenee.
Un po' come il processo che ha visto l'integrazione territoriale degli
"Stati Uniti" (leggi anche letteralmente) viaggiare inizialmente
su una spinta squisitamente politica e poi, a renderla solida, come
omogeinizzazione dei dati culturali ed etnici al suo interno. Operazione
che si è resa necessaria ovunque si presentavano a confronto
realtà etniche e culturali diverse all'interno di una nuova entità
territoriale (URSS; Cina, ecc.)
Siamo guidati da un sistema politico che il sistema di comunicazione
della prima metà del secolo ha generato, mentre siamo informati
da un sistema di comunicazione che non è più il riflesso
dell'attuale sistema politico. La radice del mutamento risiede nello
"spostamento di una cultura dominata da una forma di comunicazione
ad un'altra dominata da un'altra forma di comunicazione" e che
necessariamente non potrà conservarsi indenne nella struttura.
Enzo
Terzano
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