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Articolo:
E. N. Terzano, "Intervista a Frigidaire" in Panda's Over,
Torino, n. 6, marzo, 1985.
Intervista a Frigidaire
D. Il segreto del successo di frigidaire
R. Rispetto a quelle che sono le nostre aspirazioni non ha avuto
ancora successo. Siamo un'area molto estesa di persone che vogliono
mutare il modo di guardare la vita. Quest'area non ha avuto ancora successo
nel senso che lo avrà quando sarà un'area che effettivamente
invade la società, mentre in questo momento non la invade ancora.
D. E' molto marcato, negli ultimi tempi, il vostro interesse
per i movimenti di liberazione del terzo mondo in particolare
R. Penso che viviamo una dimensione del mondo abbastanza omogenea,
nelle situazioni più diverse si incontrano delle similitudini.
Ci sono, quindi, delle relazioni fra quello che avviene nei posti più
periferici del mondo e quello che avviene nelle cosiddette capitali.
E' perfino difficile, però, decidere in questa grande capitale
che è diventato il pianeta, qual è il quartiere principale.
Noi raccontiamo la vita dei quartieri di questa grande città.
Non è un recupero di tematiche di altri paesi per il gusto di
essere esotici o terzomondisti, è semplicemente una messa in
parallelo con ciò che accade da noi.
D. Come si inserisce in questo quadro l'operazione Afghanistan
R. L'operazione Afghanistan esprime una tensione sempre latente,
non solo sempre ad interpretare, ma anche a cercare di cambiare i mondo.
E' il punto in cui l'osservazione e il racconto cercano di essere elementi
di cambiamento o perlomeno di rottura della realtà esistente.
Che poi avvenga in Afghanistan oppure nella Bretagna o nell'Africa Meridionale
dal punto di vista della sua sostanza stilistica è un'operazione
analoga. Lo abbiamo fatto in Afghanistan perché lì sta
succedendo effettivamente una delle tragedie del mondo contemporaneo,
cioè l'eliminazione di un'etnia.
D. Come conciliare allora questo lavoro, a questo punto politico,
di un certo rilievo e forse anche di una certa incisività, con
operazioni come il "Bar dei Fiori" bolognese?
R. Definirlo politico, questo lavoro, è un modo molto
interessante di interpretare la parola "politica". La nostra
vita è attraversata nello stesso tempo dal problema della distruzione
del mondo e dal problema di essere stati lasciati dalla propria donna.
Questi due problemi si pongono su una stessa sequenza. Riuscire a vedere
queste cose nella loro continuità, senza delle soluzioni in un
certo senso di potere, è il modo per evitare di essere establishment,
di non avere establishment nel racconto
D. Molte donne vi vedono maschilisti
R. Frigidaire è fatto in buona parte da uomini, ma non
solo da uomini. Diciamo che esprime un punto di vista che non è
quello del femminismo degli anni scorsi, semmai tende ad un punto di
vista maschile-femminile, dove c'è un disincanto rispetto alle
tematiche della liberazione della donna.
D. Avete contribuito a portare il fumetto made in Italy ad un
certo livello anche in sede internazionale. Quali in particolare i meriti
di Frigidaire?
R. Frigidaire è servito ad un riordino mentale, una specie
di consapevolezza del fumetto italiano e della sua rilevanza internazionale.
Volendo entrare nel merito della storia del fumetto direi che c'è
stato un rapido invecchiamento delle forme di fumetto fantastico di
evasione perché superate da altre forme stilistiche. Il fumetto
scopre oggi la sua forma propria che è una forma di invenzione
artistica in parallelo con la storia dell'arte e della letteratura.
Una forma che indipendente dal cinema, dalla televisione, dal racconto,
scopre la sua autonomia. Questa autonomia c'è sempre stata, ma,
come surrogato e come preparazione ad una consapevolezza che c'è
solo oggi. Frigidaire ha offerto ed offre la grande novità dell'arte
del fumetto.
D. Si dice che avete costruito una gabbia intorno ad Andrea Pazienza.
R. Non c'è una gabbia intorno ad Andrea Pazienza. Andrea
è un artista molto libero, con le sue idee. Penso che ciascuno
di noi abbia dei periodi molto diversi nella propria vita. Voler azzerare
queste diversità nei momenti in cui ci riuniamo in Frigidaire
è veramente assurdo.
D. Quali prospettive per la testata?
R. Mi auguro che faremo tanti colpi di mano, fino ad avere un
colpo in testa.
Abbiamo grandi progetti: vorremmo fare un settimanale, fare meglio il
mensile, ma tutto ciò è legato anche alle fasi esterne.
Un giornale non può vivere indipendentemente da ciò che
succede nel mondo. Se nel mondo ci sarà una accelerazione reale
dei processi che vanno in una direzione di cambiamento, Frigidaire ovviamente
sarà più presente. Se il mondo va invece verso l'ordine,
la stabilità, la disciplina
D. Dello stato postindustriale
R. Appunto disciplinatissimo, forse, noi avremo poco spazio.
Enzo Terzano
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