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Articolo:
E. N. Terzano, "Art Actuel: Overgrounder Painting" in Panda's
Over, Torino, n. 6, marzo, 1985.
Art Actuel: Overgrounder
Painting
L'underground ha esaurito la sua funzione di un'iniziale presa di contatto
con la tecnologia elettronica. Le sue cave, dal ventre necessariamente
tecnologico, hanno espresso il furore primitivo di una società
che innesta, al suo interno, una nuova forma di comunicazione, che soppianta
parzialmente un'altra, precedente e obsoleta, in questo caso quella
orale ed elettromeccanica. Negli spazi caliginosi degli undergrounder
(amanti del sotterraneo) si è vissuto di luci e suoni artificiali.
In essa la dipendenza dal media tecnologico è fortissima: la
sua presenza t'inchioda e appare insostituibile; la sua assenza non
ti permette di vivere perché è con essi che si opera la
percezione dell'ambiente sotterraneo privo della luce della superficie.
Nelle catacombe dell'era telematica si è perennemente intorpiditi
dalla congestione d'immagini e suoni tecnologici. E' il luogo dove si
riproducono vertiginosamente le tensioni della dipendenza dai circuiti
elettrici che cozzano con i nostri circuiti biologici. In esse non può
prodursi un equilibrio fra i due circuiti perché se ne sperimentano
solo gli effetti psicologici. Infatti nell'immersione forzata in un
ambiente, che limita drasticamente i bisogni di espansione del corpo,
e dove si vive un'eccessiva dipendenza da un circuito "nervoso"
esterno a noi, si evolvono bisogni sempre più pressanti di emersione
che se non soddisfatti procurano insane pulsioni autodistruttive. E'
difficile, e con ciò ci è dimostrato, entrare in competizione
con un circuito che non conosce lo stress, fenomeno tipico dei circuiti
biologici. Non posso e non riesco ad adeguare un esterno elettronico
al mio interno biologico e cerco disperatamente di trovarvi soluzione:
lacerandomi.
L'Overgrouder (amante della superficie) scioglie la dipendenza
tecnologica e riscopre la fascinazione dell'emersione e della conquista
del territorio, cioè, di spazi moderatamente artificiali. Dai
tetti, negli spazi più vicini alla luce solare, posso guardare
ed essere visto utilizzando, in larga misura, le mie capacità
fisiologiche di percezione, che, non conoscono dipendenze e non producono
stress. La visione dal tetto è la visione libera da condizionamenti
tecnologici totalizzanti. Torno ad usare con completezza i miei sensi
rifiutando la primitiva tecnologia visiva e sonora che mi circonda.
In espansione vado a realizzare l'invasione tattile dello spazio. L'Overgrounder
è un Trialista primitivo, porta all'estremo, sovraccaricandola,
l'immagine bidimensionale, per annunciare l'arte delle tre dimensioni
mobili, senza supporto, vale a dire di opere che si collocano da sole
nello spazio e vi operano percorsi autonomi. L'Overground è il
primo stadio estetico, psicosociale e politico del Trialismo. L'Overs
colorerà eccessivamente (Overcoloring), sovradipingerà
(Overpainting), sovraprodurrà in ogni campo (Overproductiving),
amerà e si appassionerà in sovramisura (Overfond),
brucerà e dilaterà il pensiero e le azioni (Overburn
e Overswarm), infine, opererà continue invasioni territoriali,
estetiche, ideologiche, psicologiche ecc. (Overrunner). I tetti
"sono un ultimo spazio di libertà", sono il momento
della trasgressione e dell'espansione illimitata dell'incoscienza.
L'Overs è il nuovo outsider dell'era telematica.
Nella prima mostra di overgrounder tenuta a Bologna nella galleria Numero
Zero hanno esposto Angeletti, Gianuizzi e Pizzirani
delle opere e, lo scrivente, del pensiero. Mentre Fabrizio Bizzarri
ha realizzato un video propaganda.
Lucio Angeletti. Il concetto di overcolouring contiene quello
di dilatazione e di espansione incontrollata dal colore e del gesto
che lo produce. I colori delicatissimi delle ecoline s'investono, invadendo
reciprocamente gli spazi appena conquistati. Si missano facendo nascere
sulla tela i colori del loro incontro casuale. O s'urtano stabilendosi
in spazi ad incastro, mantenendo il loro tono base e rifiutando le commistioni.
Isole e arcipelaghi di colore s'impiantano su figure che fanno ad un
tempo da sfondo e da superficie.
Le figure, dai tratti a volte primitivi, riprendono i miti della fiction
sportiva e cinematografica americana o vengono dal repertorio dei telefilm
"noir". Il "tipo" che la visione sullo schermo ci
ha abituati a percepire in due dimensioni, viene qui riprodotto sulla
superficie piatta della tela con linee essenziali da fumetto, ma, invaso
e snaturato da un'insana colorazione ammazzamito.
Gino Gianuizzi. Il replicante scoppia investendo lo spazio che
lo circonda con i frammenti del suo corpo tecnettronico. Non c'è
spazio per una tecnologia "umanizzata"che sposa quel fantasma
che è il doppio, abile a sostituirci nella veglia delle mansioni
pericolose. L'automa viene fatto deflagrare, gli oggetti rassicuranti
della tecnologia vengono distrutti e i loro congegni dispersi nello
spazio. L'overpainting è il gesto pittorico ripetuto ossessivamente;
sono linee che si sovrappongono segnalando con ostinazione lo stesso
accadere. L'insicurezza della traiettoria ma anche una grande voglia
di modificarla, di segnalarla evidenziandola, sovraccaricandola di emozione.
L'overpainting include un overpicturing che significa dipingere tele
eccessivamente, farne centinaia in poche ore, vanificare gli sforzi
dei falsari, essere i falsari di sé stessi, ridurre il costo
delle tele con una sovrapproduzione.
Umberto Pizzirani. L'overproductiving, lo sport della sovrapproduzione,
prevede la massima fascinazione estetica solo con la presenza quantificata
in enne ambienti domestici, di uno stesso prodotto tecnologico con la
stessa funzione, ma con forme che contemplano varianti irripetibili.
Le radio galattiche di Umberto che mettono a nudo i propri meccanismi
elettronici attraverso pareti di plexiglass sono oggetti unici, astronavi
che conducono segnali terrestri. Il concetto di design di qualità
e di serie viene negato, l'oggetto non veste mai la stessa forma.
Enzo
Terzano
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