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Articolo:
E. Terzano, "E
all'ideatore della manifestazione"
in Presenza Nuova, Roma, a. XVII , n. 56-57, luglio-agosto, 1987.
E
all'ideatore della
manifestazione
Nella contemporaneità assistiamo incessantemente al lancio di
"nuovi" prodotti artistici. In tale stipata abitudine percettiva
ci sfugge una "regola" che puntualmente si affaccia a dirigere
questo apparente avvicendarsi di novità. Dimentichiamo, accecati
come si è dalla fretta di celebrare, che: primo siamo di fronte
allo stesso prodotto, infatti sarebbe quantomeno arrischiato credere
che il novecento sia maggiormente denso di novità di qualsiasi
altro periodo del secondo millennio, fino al punto di riuscire ad inventare
"immagini" ogni sei mesi tutte da collocare nel pantheon dei
grandi accadimenti artistici. Secondo che il prodotto presentato in
una nuova veste di fatto sconfessa il valore, la funzione e il senso
del suo stato precedente, quindi è facile concludere che la veste
ultima è falsa perché lo era la precedente così
rapidamente sostituita e invalidata.
Il "neo" anteposto al nome della scuola, movimento o corrente
che sia, appare sempre più come un tentativo di falsificazione
del passato; attraversa l'utopia di continuarlo variato in una nuova
formula (a patto che un passato si possa continuare e sappiamo che è
possibile tornare realmente indietro solo nei sogni, ma non sull'isotta
fraschini di Giovanni Gerbino). Così, di volta in volta, precipitiamo
nelle trappole di paglia e sabbia dell'illusione del nuovo che è
poi, notoriamente, un rimanere fermi, instabili ed ansiosi ad aspettare
un qualsiasi altro.
Si è citato Gerbino, polemicamente, per via della riesumazione
delle ferraglie futuriste e in particolare della sua "arte pubblicitaria"
che affiancata all'armatissima e fascistissima "estetica della
macchina" ha un po' segnato il corso di altre "avanguardie"
del novecento come quella Pop ad esempio, giustamente superficiale e
pubblicitaria, come timidamente Arcangeli ha tentato di dire inascoltato.
Un'estetica quella che allontana, pericolosamente, dall'opera d'arte
due fondamentali portati emozionali:
1. la produzione
di un senso comprensibile e assimilabile, in opposizione ad una gelida
"pura forma";
2. la capacità dell'opera di irraggiare suggestione al di là
di qualsiasi codificabilità estetica, storica, poetica e formale,
in opposizione alla corrente disparizione della suggestione dalle arti.
Questo arido volteggiare
della logica, con i risultati mediocri che quotidianamente ci è
dato assorbire, ci riempie d'angoscia pensando che altri, per millenni
prima di noi, la tenevano semplicemente in giusta considerazione senza
esaltarla. La fretta di un nuovo in arte malcela in realtà la
necessità di far posto a varianti di un medesimo prodotto costruito
su un unica monostruttura: il modello fotocinematico (K. Cohen), imperante
dall'impressionismo in poi solo presso quelli correnti estetico-poetiche
malate di "tecnopatia".
Una disposizione, questa, che incline ad artificializzare l'uomo "tende"
sempre a camuffarsi di nuovo traendo in inganno per i suoi vivaci "effetti"
coloristici e formali, lasciando poi naufragare il senso, l'emozione
e la suggestione nei baratri di una memoria umana non più attuale,
non al passo con una meccanica e poi "tecnettronica" (F. Alinovi).
In bilico fra questo sentimento di rifiuto per gli storici e i critici
dagli umori metallici, dai gomiti e dal cuore d'acciaio, lontano dagli
artisti faccendieri e presenzialisti senza niente da dire né
voglia di cercare nasce, grazie al cospicuo contributo dell'AICS (Associazione
Italiana Cultura e Sport), "CONTEMPORANEA" una piccola ma
aggressiva "Biennale di Arte, Filosofia e Spettacolo" che
vede la sua prima edizione aprire al pubblico bolognese in luglio e
poi in ottobre (1986).
"CONTEMPORANEA" lascia emergere l'esigenza di vedere poste
in relazione sincronica, in un medesimo contenitore urbano, le arti
classiche (pittura, scultura, poesia, musica, teatro) e tecnologiche
(fotografia, cinema e televisione) con il pensiero filosofico. Nasce
come progetto a largo spettro d'intervento disciplinare proprio perché
il confronto fra le arti e il pensiero appare necessario in un'epoca
di cercate "debolezze" reciproche.
Nell'edizione 1986 "CONTEMPORANEA" ospita 100 artisti dell'area
bolognese, con circa ottocento fra quadri, sculture, fotografie, progetti
d'architettura e design, poesia, performances e brani musicali inediti.
Una parte convegnistica dedicata ai temi prima proposti si svolgerà
in ottobre con la presenza di nomi influenti della cultura bolognese
come Renato Barilli, Giorgio Celli e Stefano Benni, fra gli altri.
Enzo Terzano
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