Articolo:
E. Terzano, "Bussotti col cinema un rapporto di amorosi sensi",
in Sipario, a. XXXVII, n. 408, gen. 1982, pp. 52-55.
Bussotti col cinema un rapporto di amorosi sensi
"Immagine"
filmato dall'opera Nottetempo: raro esempio del riuscito inserimento
di una sequenza cinematografica in una piéce di teatro musicale.
Ci è stato possibile vedere "Immagine" in questa
occasione; il più ampio "Rara Film" l'abbiamo visto
durante la primavera precedente.
Anche il resto del cinema d'artista e un underground di produzione
nazionale, un po' per l'ancestrale diffidenza della distribuzione
un po' per le preferenze dei cinefili del ramo verso il succulento
e ben organizzato Made in Usa, è precipitato nell'impossibilità
di essere visto per tutto l'ultimo decennio.
Forse anche il disinteresse generale per eventi che hanno suscitato
scalpore alla vernice e che non sono riusciti - con la stessa aggressività
e successo occorso ai colleghi americani- ad incidere sul cinema tout
court: quello dei professionisti e delle grandi case di produzione.
Ma anche la rassegnazione degli autori a non organizzarsi in strutture
autonome di distribuzione, preferendo appoggiarsi a quelle create
in USA - la Filmmaker's Cooperative voluta, fra tantissime difficoltà,
da Jonas Mekas nel 1961 - che raccoglie i più prestigiosi nomi
italiani e ci da la possibilità di vedere i films, più
facilmente negli States che nel nostro territorio.
In quest'intervista "l'off-off" italiano sul finire degli
anni sessanta ricordato da un autore famoso per la sua arte di compositore
e regista di teatro musicale, ma il cui umido e colorato barocco cinematografico
pochi sono a conoscere.
D. Quale tipo di amore per il mezzo cinematografico ti ha spinto a
fare films?
R.
credo che sia nato un po' per caso, come tutti gli amori
che poi rischiano di diventare importanti. Lì per lì
l'essere amato ti sfugge, raramente un incontro ha, al primo impatto,
un certo peso: sembra appunto casuale. Ci sono state anche circostanze
biografiche precise... nel quartiere di Roma dove vivevo negli anni
intorno al'66/67 a pochi isolati da me viveva Alfredo Leonardi e in
una zona vicinissima, a Campo dei Fiori, abitava Mauro Masini.
Frequentavo Alfredo e mi chiese, come era molto di moda allora per
certi personaggi del mondo della cultura, di apparire in uno dei suoi
films, uno molto importante, credo che lo si ricordi ancora e comunque
è citato in tutti i manuali: "Libro di Santi di Roma Eterna".
Ho fatto cinema per la prima volta come autore girando "Rara
Film" in maniera atipica nel senso che il film è risultato
assommando del materiale girato in tre anni.
In un primo tempo era un cortometraggio in bianco e nero, poi diventato
la prima parte di "Rara Film" (N.d.r. la seconda parte è
a colori), che si chiamava "Cathycanta e Giulioballa". La
Cathy in questione era Cathy Berberian; Giulio un ragazzo con cui
ero legato in quel momento, particolarmente vivace nel ballare e nello
sdilinguarsi. Leonardi girò con la Berberian proprio negli
stessi momenti, delle bobine per un suo film (N.d.r. "Se l'inconscio
si ribella") e delle bobine per me, come era uso e come si fa
ancora... Dopo di che, ho dimenticato le circostanze, diciamo esteriori,
mi colpì soltanto una cosa, che costava pochissimo: solo la
pellicola. In quel periodo raccoglievo intorno a me amicizie prestigiose
nel campo degli attori, della gente di teatro e del cinema: non soltanto
di un certo teatro e di un certo cinema, perché ho convinto
un'attrice famosa come Laura Betti o personaggi come Franca Valeri,
tra l'altro mia vicina di casa, o Maria Monti che allora recitava
con Carmelo Bene. Tutta una serie di persone ad apparire e, a poco
a poco, il materiale è diventato tanto...
E' stato un rapporto particolare quello col cinema, di amorosi sensi,
nato in maniera estremamente pericolosa perché lenta e crescente
e così subdola... non mi rendevo conto che stava nascendo...
D. Fare films si è rivelato subito congeniale, quasi fosse
desiderato a lungo, si è inserito con forza fra le tue altre
già diverse occupazioni artistiche: la consideri una sezione
staccata o un evento inseribile nel contesto delle tue altre produzioni?
R. ... non lo posso considerare un'esperienza staccata, però
c'è da dire quantitativamente è un'esperienza talmente
minima rispetto al mio teatro, per non parlare del mio lavoro da musicista,
che sono costretto a considerarla una parte, una parentesi... e a
questo ci sono anche ragioni, stavo per dire, di mercato. Il mondo
della musica, dello spettacolo musicale, dell'opera lirica in particolare;
il mondo dove prevalentemente mi muovo ormai da parecchi anni, tutti
sanno che è di una chiusura formale estrema; tanto è
vero che per aver l'occasione di rifare del cinema, ho dovuto inserire
sequenze filmate negli spettacoli di teatro; occasione all'infuori
della quale non mi è stata più data... Ho avuto la possibilità
di realizzare dei video per televisione, tra cui uno che posso considerare
un vero film. Esiste un "Bussotti par lui méme" prodotto
dalla televisione Svizzera di Lugano, di circa due ore, diretto da
me con l'assistenza di un regista televisivo svizzero, che considero
molto bello, non dico in senso estetico, ma come forma di ampia autointervista
televisiva. Credo però di non aver beneficiato fino ad oggi
di un interesse reale per il mezzo, nel senso che dei miei films ho
un'unica copia che si deteriora moltissimo nel tempo... è chiaro
che esistono i negativi alla Microstampa a Roma, ma non so in che
stato sono...
D. Il linguaggio filmico che hai usato si inserisce nel tipo di immagini
esplorato dal cinema underground e di questo ne ha risentito anche
la produzione decisamente indipendente. Quali sono i problemi che
hai dovuto affrontare per la realizzazione tecnica e per la formazione
del cast?
R. ...per la formazione del cast non ho avuto il benché minimo
problema. Un po' si sa come vanno le cose nel mondo radical-chic salottiero
della cultura italiana: godendo di un nome e di una simpatia speciale,
non nel campo specifico, non ci sono stati problemi a fare apparire
attrici famose: contente, si sono prestate perché è
un blasone in più, un fiore all'occhiello. In quel periodo
ospitavo in casa un terzo del Living Theatre ed erano felicissimi
che li filmavo o che partecipavano. Sono arrivato ad avere anche un
professionista come Bruno Zanin, nel momento in cui aveva appena girato
"Amarcord" ed era richiestissimo... o un divo della canzonetta
come Gianni Morandi. Dunque tutto questo, se alludi al fatto di quanto
costavano, non costavano semplicemente niente, non è mai costato
niente. Masini mi faceva girare quasi integralmente, nel senso che
alla macchina stavo io. Il parco lampade era relativamente limitato
perché, se non si trattava dei soliti esterni del sole romano,
mutevoli quanto meravigliosi, il mio cinema è stato di particolari
di dettaglio, molto spesso di inserimento di collage, di primi e primissimi
piani e dunque non è mai stato, fino ad adesso, o potuto essere,
film di scenografia, di grande ambiente, di grande respiro, che necessita
di attrezzature ovviamente più complesse.
D. Lavori su sceneggiature precedenti o in che altro modo ti sei posto
di fronte alle riprese...
R. ... fino ad oggi il mio cinema è stato un cinema squisitamente
autobiografico, anche se perennemente farcito, in maniera barocca
di immagini di contrappunto, di particolari di disegni, di partiture
musicali e immagini fredde... che chiamo nature morte del cinema.
Ma rimane un cinema fondamentalmente idealistico, dove compaiono le
persone con cui sto in quel momento. Per quanto riguarda la scrittura,
dovrei forse aprire una parentesi: dal1958 le mie partiture si pubblicano
quasi sempre da fac-simile del manoscritto, da tanto che sono ben
scritte nel senso che è una calligrafia addirittura meglio
che stampata, ricercatissima ecc... da allora ho cessato di fare appunti:
cioè le pagine che si stampano sono così come lo scrivo
di getto. Lo stesso comportamento tento di mantenere quanto faccio
del cinema, non c'è assolutamente nessuna traccia scritta.
Tranne una pagina e mezzo, nemmeno, di quadernetto dove ci sono i
nomi degli attori che girano, in quell'ora e in quel giorno, o le
ipotesi che voglio realizzare. Tutto il resto è vero: l'ambiente,
il costume - molto importante - il trucco... ma assenza assoluta di
sceneggiatura, di forma da dare.
D. Nel rapporto con l'attore, nella scelta della sua collaborazione,
hai avuto rifiuti, ricatti benevoli di comparizione?
R. Una grandissima percentuale di persone apparse nei miei films è
persona che è stata molto a letto con me e credo che ci siano
pochi mezzi più persuasivi e poche maniere tecnicamente più
soddisfacenti per ottenere un ampio grado di intimità. Avere
la persona di fronte, la cinepresa strettamente legata, non tanto
a quello che pensi, ma che senti, che gli hai fatto sentire e che
ti ha fatto sentire. Un'altra percentuale minore, ma molto importante,
è la presenza di persone alle quali sono legato da legami consanguinei,
mio fratello, mio nipote, mia madre ecc., altro mezzo, senza dubbio
eccellente, non per averli docilmente, ma semplicemente perché
li conosci in profondità e che non sono più attori,
ma attori della tua vita innanzitutto... Ci sono anche le eccezioni
per esempio i personaggi femminili che sono stati a letto con me,
ma che quasi sempre, vedi caso, si tratta di grandi professioniste
della scena e dunque cariche di tale professionismo per cui il rapporto
può essere stato facilitato. Direi che di rifiuti non ricordo
di averne avuti assolutamente e vorrei anche aggiungere un tono antipatico
a questa risposta: non sono abituato che mi si rifiuti checchessia...
D.
registi e attori che ami...
R. C'è un film che considero bellissimo ed è un film
in bianco e nero di Romano Degli Amidei:"Guarda approda un asfodelo".
Secondo me è un grossissimo film è uno di quelli che
amo in maniera sviscerata, ma anche, credo, in maniera estremamente
consapevole, critica e precisa. Per il resto è come chiedermi
quali sono i musicisti o i pittori che amo di più, mi verrebbe
da dire la solita battuta: dagli otto agli ottantaquattro per me vanno
tutti bene, nel senso che è un campo veramente vastissimo...
Ho avuto un periodo viscontiano molto forte, chi è che non
l'ha avuto, non lo sconfesso, tutt'altro come sarebbe adesso un po'
di moda. Mentre nei confronti di Fellini ho avuto riserve; le ho avuto
forse ancora più pesanti nei confronti di Antonioni, ma ora
mi ha conquistato in maniera totale, assoluta, con l'ultimo film,
"Il mistero di Oberwald", che è una delle cose più
belle che abbia veduto nella mia vita. Un grandissimo autore di films
è Jean Cocteau, più importante la sua produzione, secondo
me, di quella pur meravigliosa di Renè Clair... vedi che ti
sto parlando di cose un tantino precedenti. Non ho la mania del cinema
americano, ad esempio, che tanti hanno. Ho conosciuto un po' pubblicamente,
un po' da vicino, i vari Kenneth Anger, Markopoulos... il loro ambiente
è un nodo di vipere incredibile e si sente anche nella ventata
psicoanalitica dei loro films, con la mania di capire che il figlio
era frocio perché il babbo o la zia ecc., fermo restante poi
tutto lo smalto estetico dell'immagine filmica.
Come spettatore di cinema sono un buon spettatore; già subito
dopo la guerra, nel '45, Firenze ha avuto il suo primo cineclub, prestigioso
anche perché era l'unico, e credo di aver assistito per la
prima volta, insieme a numerosi cittadini italiani, alla proiezione
dell'"Aleksandr Nevskij" di Eisenstein, questo cineclub
si chiamava Primi Piani. Un rapporto molto profondo l'ho avuto con
i films di Dreyer. Usavo rivedere molto i films, c'è un film
che ho visto dodici volte di seguito nel giro di tre giorni ed è
stato "Miracolo a Milano", che considero uno dei più
importanti di De Sica... Ho avuto, per dirlo con un titolo di film,
un giorno di speranza, quando Bertolucci ha girato il "Conformista",
un film meraviglioso, ma a giudicare da quello che ha fatto dopo...
va bene che vengono messi sullo stesso piano orrori come le cose che
fa la Cavani. Di quello che corrisponde oggi al cinema underground
degli anni '50 e '60 non ho trovato nulla che mi scuotesse profondamente.
Al cinema è accaduto negli ultimi anni un progresso vertiginoso
dal punto di vista tecnologico e dell'immagine e dei più banali
caroselli televisivi sono meraviglie, di conseguenza credo diventi
molto, molto difficile fare del cinema. Per finire mi rallegro che
sembri riaffacciarsi all'orizzonte l'ipotesi del cinema lirico, del
cinema d'opera... questo m'interesserebbe...
D. Pare che la scena dell'underground italiano si sia consumata nell'arco
di cinque o sei anni, dal '65 ai primi anni Settanta. Non credi che
questa recessione sul nascere sia stata dovuta anche alla scarsa diffusione
di queste opere, comprese le tue?
R. Questo è verissimo, siamo un po' tutti colpevoli, ti posso
promettere che le mie opere sarebbero diffusissime se avessi fatto
solo e veramente films... Senza dubbio.
D. Ti piace qualcuno dei giovani autori italiani?
R. ...non li conosco.
D. Stai per partire con la realizzazione di un nuovo video, puoi anticiparci
qualcosa?
R. Anche per ragioni di scaramanzia non voglio dire niente, voglio
risponderti in modo molto generale. Sono stato molto colpito dall'ultimo
Antonioni: innanzitutto sul livello tecnico, ma non solo. Sarà
anche un po' curioso, forse ingenuo da parvenu da parte mia che, come
musicista molti sanno, quanto polemizzo contro la tecnologia in musica,
incantarmi di fronte alla tecnologia delle sofisticatissime telecamere
messe a disposizione di Antonioni. Per tutta la televisione che posso
aver veduto in tutto il mondo, faccio eccezione in più, solo
per l'"Amleto" di Carmelo Bene: ha un linguaggio televisivo
eccezionale ed è così centrato per il video che, probabilmente,
riportato in cinema non credo darebbe la stessa pienezza di risultati.
Credo che il video, così passibile di vertiginoso e accelerato
perfezionamento, mi possa garantire, nell'immediato futuro, prospettive
di cinema nuove e abbastanza interessanti. In questo senso non mi
sento di citarti progettualmente i particolari del prossimo video.
Viceversa per quanto riguarda Bussotti regista di teatro musicale
non passerà molto tempo che realizzerò per il cinema
un'opera di Puccini. Mi piacerebbe forse "La fanciulla del West"
che prima del cinema Western è stato il primo western della
storia.
Enzo
Terzano
SCHEDA TECNICA
TITOLO: "Immagine" dall'opera Nottetempo
REGIA: Romano Degli Amedei e Sylvano Bussotti.
PRODUZIONE: Teatro della Scala di Milano
FOTOGRAFIA: Mario Masini
INTERPRETI: Adriana Asti, Carmelo Bene, Gianni Morandi, Paolo Baroni,
Rocco, Massimo Fedele, Ruggiero Miti, Bruno Zanin, Tono Zancanaro,
Romano Degli Amedei, Ambra Danon, Michele Taverna, George O'Brien
ORIGINI: Italia 1975-76
DURATA: 10m.-
FORMATO: 16mm, colore, muto.
PRIMA ITALIANA: Milano, Teatro alla scala, 1976.
TITOLO: "Rara Film"
REGIA: Sylvano Bussotti
PRODUZIONE: Sylvano Bussotti
FOTOGRAFIA: Alfredo Leonardi
INTERPRETI: Dacia Maraini, Franca Valeri, Laura Betti, Cathy Berberian,
Maria Monti, Giulio, Canino Ballista, Living Theatre, Sylvano Bussotti...
ORIGINE: Italia 1967-69
DURATA: 70m.
FORMATO: 16mm; I° parte bianco e nero, II° parte colore -
magnetico a parte non sincronizzato.