Articolo:
E. Terzano, "Fellini e Versace a tempo di danza" in Sipario,
Milano, a. XXXVII, n. 416, dicembre, 1982.
Fellini e Versace a tempo
di danza
Parigi. Intervistiamo Joseph Russillo nel suo studio parigino
che tanto assomiglia ad un loft newyorkese, al termine dell'ultima
lezione del mattino. L'aria è satura di lavoro intenso, per
i corridoi e nella hall si parla dal giapponese allo spagnolo, altri
collaboratori che fanno parte della sua équipe segnano il tempo
con il tamburello in altre sale di studio.
Signor Russillo può per noi ripercorrere gli inizi del suo
lavoro, la storia del suo rapporto con la danza
Russillo - La prima cosa che ho fatto è stato un concorso
di danza di carattere: tango, valzer, ecc. e già dal secondo
anno ho vinto molti premi fra cui anche uno prestigioso al Madison
Square Garden. Non ho iniziato con un intento professionale, l'ho
fatto solo perché mi piaceva danzare, e con l'arrivo dei premi
sono giunti i primi contratti con la televisione, con il cinema e
il teatro. All'inizio niente danza classica è una cosa che
è venuta successivamente quando mi si sono aperte delle porte
a livello più professionale, dopo di che ho cominciato a fare
anche del moderno e del jazz.
Non ho mai avuto la possibilità di ballare e lavorare con Jerry
Robbins, ma devo ammettere che è colui che mi ha influenzato
di più. Ho lavorato poi con la Nelly Fisher Dance Company,
con la Civic Dance Company in South Carolina e con molti giovani gruppi
a New York. Ed è proprio lì che ho cominciato a lavorare
all'interno di una compagnia di danza classica dove mi fu data la
possibilità di introdurre elementi di moderno e di curare tutte
le parti che prevedevano un suo uso. Era tutta gente che faceva parte
della compagnia di Balanchine quindi eccellenti professionisti. C'è
da dire che non sono mai entrato stabilmente in una compagnia che
da un nome preciso alle cose che fa, ho lavorato un po' dappertutto.
Sono venuto poi in Italia sentendo molto forti le mie radici, ma quando
sono approdato ho capito che non era come a New York anzi, non c'era
quasi niente, e questo mi ha molto meravigliato.
Sono rimasto a Roma per un certo tempo cercando di fare delle cose
ma non avendo molte risposte andai a Spoleto e poi a Torino con il
Teatro Stabile e a Milano.
Nel 1968 arrivai a Parigi come turista e rimasi bloccato da quella
specie di rivoluzione. Qualcuno mi conosceva e ho fatto un film con
altri danzatori. Poi mi spostai a Colonia per fare un balletto con
la Compagnia di Colonia, e lì mi proposero di fare il direttore
di danza moderna. L'incontro con Anne Béranger è significato
il ritorno a Parigi, che preferivo, e la possibilità di formare
una compagnia nostra. Siamo rimasti due o tre anni insieme, poi lei
ha deciso di ballare con altri coreografi, invitò Carolyn Carlson
e fu la prima volta che venne in Francia, metà dei danzatori
seguirono Anne e la Carlson, l'altra metà rimase con me e io
ho preferito continuare con il mio stile. Da lì ho continuato
a crescere fino ad aprire questa scuola di danza.
Siparo - Qual'è a tutt'oggi l'apporto del classico all'interno
della sua tecnica
Russillo - La danza per me è una cosa molto generale
e non esistono classificazioni. Certe tendenze a prenderla a compartimenti
non mi piacciono. Un danzatore deve essere capace di fare anche un
movimento classico o jazz o moderno. Utilizzo anche la danza classica
liberamente, la sua tecnica e il suo vocabolario sono molto importanti,
ma li utilizzo liberamente
per una danza non eccessivamente
codificata.
Sipario - Qualche particolare della tua tecnica
Russillo - Non ho molte parole, ti farei dei gesti, potrei
dirlo con un movimento. È molto intimo, penso che la gente
lo capisca vedendo.
Sipario - Nel rapporto col danzatore prediligi una sua autonomia
o piuttosto è uno strumento
Russillo - La personalità del danzatore è molto
importante. Sento molte vibrazioni. Quando creo cerco di entrare dentro
il danzatore. C'è uno scambio e spesso mi suggerisce dei movimenti.
Cerco di entrare dentro di lui, in un certo senso eliminandomi, escludendomi.
Anche se qualche volta è un movimento che non mi corrisponde
lo trattengo perché è un gesto interno al danzatore.
A volte però ho bisogno plasticamente di lavorare con un corpo
preciso, che non tutti mi possono dare, per questo mi piace lavorare
con ballerini piccoli, alti o grassi (rond)
Sipario - Hai mai pensato al cinema?
Russillo - Si, molto. Desidererei fare della danza nel cinema
e del cinema con la danza e aspetto solo l'opportunità. I miei
balletti credo non sono da vedere sempre di fronte: c'è un
profilo c'è il dorso e immagino una camera che mi dia la possibilità
di mostrare il resto. La televisione è diversa, ho già
lavorato in Francia, ma ha dei ritmi di realizzazione molto veloci
e questo è un peccato.
Sipario - Quindi non una danza filmata unicamente "en
face", ma la possibilità di ricreare il movimento con
l'uso di un linguaggio che ne consente un'analisi insolita al teatro
per esempio
Russillo - Si. Vorrei dire di più: per esempio se dovessi
filmare il "Faust" non potrei utilizzare quello passato
sulle scene. Dovrei cambiarlo ricreandolo in studio adattandolo alla
camera. Oppure si potrebbe anche realizzarlo in una chiesa, nel metrò,
per la strada, dipende da cosa si vuole fare.
Sipario - Come mai la scelta di un costumista nel mondo della
moda, Gianni Versace per il tuo prossimo balletto alla Scala
Russillo - All'inizio molte persone mi hanno chiesto il perché
Gianni per me, non è solo qualcuno della moda, è un
uomo con molte idee, con molta fantasia. C'è da dire che i
costumi che ha disegnato sono una cosa sublime, molto belli, nuovi,
e assolutamente niente a che vedere con la moda. C'è anche
un altro progetto che abbiamo pensato di realizzare insieme ed è
un film con costumi di Gianni Versace, coreografie mie e la regia
di Federico Fellini.
Enzo
Terzano