Articolo:
E. N. Terzano, "Carolyn Carlson: quando il corpo diventa poesia"
in Sipario, Milano, a. XXXVIII, n. 417/18, gennaio-febbraio, 1982.
Carolyn Carlson: quando
il corpo diventa poesia
"Underwood" con le sue settantatre repliche ha confermato
il successo della compagnia di danzatori italiani formata da Carolyn
Carlson in collaborazione con il Teatro la Fenice di Venezia. Al Teatrodanza
la Fenice di Carolyn Carlson collabora Larrio Ekson danzatore di origine
indonesiana e messicana da circa dieci anni al fianco della Carlson.
In questa intervista alcune anticipazioni sul prossimo spettacolo
italiano della nota "étoile-choréographe"
californiana
D. I tuoi primi lavori europei li hai realizzati con la compagnia
di Anne Béranger, fu lei ad invitarti a Parigi?
R. Non è stata Anne Béranger ad invitarmi. Dopo
che lasciai la compagnia di Alwin Nikolais sentivo di dover andare
a Parigi, è stato assolutamente intuitivo. Cominciai ad insegnare
e fu molto difficile iniziare a lavorare, così preferii spostarmi
a Londra per un periodo. Dopo un certo tempo tornai a Parigi e fu
allora che Anne Béranger mi chiese di lavorare con un suo gruppo
ed io accettai
D. Ci puoi parlare dell'esperienza con Anne Béranger
R. E' stata importante
è stato l'inizio del mio
lavoro a Parigi. Eravamo sei o sette persone e penso di aver fatto,
probabilmente, uno dei migliori lavori con la sua compagnia
uno di quei lavori molto ispirati, intensi. Dopo un po' divenne difficile
lavorare perché le cose che facevo erano così nuove
a quel tempo e nessuno ci credeva; questo creava una serie di tensioni.
Facevo un lavoro molto teatrale con degli attori in scena e tutti
mi dicevano che non avrebbe mai funzionato
in realtà
il pubblico è stato incredibile, lo ha accettato, e così
tutti si convinsero.
D. Sembri preferire nei tuoi balletti, almeno negli ultimi,
al tragico il comico, all'alienato il consapevole, alla realtà
il sogno e il mistero. Eppure sia il comico che il consapevole sembrano
non appartenere stabilmente alla danza moderna almeno fino alla post-modern
dance
R. Sì, è vero
all'inizio ero più
espressionista
era il periodo in cui si ruppe con il balletto
classico e si andava a piedi nudi con un contatto forte con la terra.
Prima si lavorava più con le immagini, l'odio, la passione
ecc. penso che il post-modern si spiega ad un altro livello
non so come dirlo
un po' come la pittura del tempo cambiò
verso una forma più astratta
D. Sul legame mai abbandonato con il teatro sia nella scenografia
ma anche nella parola dal vivo - i tuoi danzatori a volte sembrano
attori - nella musica dal vivo
questo legame con il teatro è
un elemento primario, caldo, legato se vuoi anche ai soggetti dei
balletti realizzati in Italia: il mare, la terra, l'acqua, il legno
R.
è completamente vero, perché per me
la danza include anche la musica e il teatro ed è un tutt'uno
non sono interessata solo alla danza pura. Cerco di esprimere qualcosa
di più personale con il movimento, che il pubblico possa sentire
e capire istintivamente. Ciò è più interessante
della danza pura
e poi il teatro mi piace
D. Puoi parlarci degli elementi base della tua tecnica?
R. Ho iniziato il mio training con Nikolais e sono rimasta
con lui per sette anni e uso ancora le sue basi: Time (tempo); Space
(spazio); Shape (forma); e Mouvement Perpetuel (movimento perpetuo).
Faccio delle lezioni di tecnica molto dure e lavoriamo con questi
elementi in maniera molto astratta. Oltre a questo do anche delle
immagini poetiche ai ballerini. Così che, oltre all'astratto,
abbiamo anche elementi poetici e teatrali. Faccio in più molte
improvvisazioni e molti dei miei spettacoli sono ottenuti attraverso
le improvvisazioni.
Il balletto nasce con le fasi: improvvisazione - composizione.
D. La tua danza ha poco a che fare con il puro movimento, con
l'oggettività figurativa della maggior parte della danza contemporanea
R. Certamente
il movimento mi deve dire qualcosa
se alzo un braccio nello spazio non faccio solo un movimento verso
l'alto ma ho l'idea di raggiungere qualcosa
ogni movimento ha
una psicologia corrispondente
penso che lavorando in questo
modo riesco a dare un'immagine più umana dei ballerini
D. Ci puoi parlare della tua esperienza italiana e se ne sei
soddisfatta
R. Certo, moltissimo
i ballerini sono tutti molto giovani
li ho trovati a Como due anni fa
è stato bello perché
non conoscevano niente, così che anch'io ho dovuto ricominciare
da capo ma diversamente
è giusto ed è bello cambiare
e poi ogni persona è molto creativa e può arricchirsi
di nuovi stimoli
spero che quando andrò via questi danzatori
abbiano preso qualcosa anche da me per continuare poi da soli.
D. Stai preparando un nuovo spettacolo con il gruppo italiano?
R. Sì, in Aprile abbiamo un'altra creazione per la Fenice
ci stiamo già lavorando, è bello far questo durante
la tournée dato che faremo Underwood per settantatrè
volte
è dura
abbiamo bisogno di nuovi stimoli
D. Puoi anticiparci qualcosa del nuovo spettacolo?
R. Il mio è tutto un lavoro d'improvvisazione, sperimentazione,
con la compagnia. Posso dirti che questa volta avrò un rapporto,
una visione diversa del lavoro
forse farò una seconda
parte di Underwood ma diverso
D. Cos'è per te il tuo corpo in rapporto alla danza
intimamente
R. Una poesia
il corpo è una poesia e io cerco
di viverla.
Enzo
Terzano