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Catalogo:
Comune di Ozzano dell’Emilia. Assessorato alla Cultura. Circolo A.I.C.S. – Ozzano, Biblioteca “8 Marzo 1908”, maggio 1986.

OZZARTE '86

A Ozzano si fà OZZARTE una mostra collettiva di pittori locali di diverse età, stili e formazione. Un'iniziativa che s'inscrive in un progetto culturale tendente a far emergere le valenze creative individuali, laddove erroneamente si crede che non ve ne siano, e metterle proficuamente in contatto. Ozzano con il suo essere a ridosso di un'area urbana densamente popolata viene ingiustamente a scomparire non solo nel suo valore geografico ma nei valori umani che la abitano e la vivono. OZZARTE vuole portare alla luce queste attività nel desiderio che l'iniziativa venga istituzionalizzata e diventi un modo per conoscersi, confrontare le proprie esperienze e, perché no, diffondere le pratiche artistiche. Notoriamente l'arte stimola ad un diverso modo dell'esistenza: lascia emergere qualità interiori che si credevano non esistere. Attraverso l'espressione artistica ci si conosce meglio, ci si lascia conoscere fino a socializzare i propri sentimenti e le proprie emozioni, ingiustamente considerate superflue contingenze del nostro essere umani. I nove pittori presenti a OZZARTE sono validi esempi di una necessità d'espressione fortemente sentita e nel contempo ricchi di storie da narrare, di qualità pittoriche inusitate, possono offrirci una loro particolare visione del mondo che ci sollecita a credere che l'arte abita ognuno di noi.

Gli artisti:

Casarini Sisto. Tradizionalmente figurativa la pittura di Casarini si situa a cavallo fra un'esperienza ‘privata’, vale a dire il concedere una parte non predominante della propria esistenza ad un’attività ‘creativa’ e in un certo senso d'evasione, e un'altra da definirsi ‘intima’, analoga alla prima, ma di segno diverso. Quest'ultima piuttosto si esprime a livello tematico quando privilegia panorami, reali o immaginari, legati alla propria esistenza quotidiana, oppure nelle nature morte, gli oggetti e i cibi di una tavola imbandita rappresentano il lavoro, gli affetti domestici, la quiete di uno spazio emozionale inviolato.

Del Verme Vito. Sensualità e delicatezza nella figura, un tratto leggero, ombreggiature sfumate verso il bianco. Un ritratto di "donna del Cilento" offre i suoi occhi appoggiati nel fuori-quadro, in un altrove che l'inquieta ma nel contempo l'attrae. Due ciocche di capelli fuori posto, cadenti sulla fronte giovanile, denunciano una lotta interiore, uno spasimo ribelle, forse un tentativo di uscire fuori dalla sua condizione di donna oppressa da tradizionali valori patriarcali. In altri lavori si concede l'occhio ai piaceri della contemplazione del nudo: mai eccessivo, mai oscurato da falsi pudori.

Carassiti Ermes. Il taglio fotografico, nel valore dell'inquadratura, appare al primo sguardo nei lavori di Carassiti. Il pennello sembra non lasciare alcuna traccia evidente sulla tela, eppure la colora, la disegna, la riempie di luce. In realtà la fotografia gli è lontana, è solo un immediato rimando. Gli oggetti presentati sembrano materializzarsi, conservano, seppure accuratamente definiti, una dose di irrealtà. A ben vedere sono deformati, ribaltati, osservati da punti di vista differenti: dall'alto e contemporaneamente dal basso e forse anche dai lati. In "Interno" la sedia affronta i suoi piani e li dispiega tutti su una superficie bidimensionale, pur conservando un effetto di profondità che sconcentra. "Interno", infatti, narra un accaduto inquietante, un abbandono frettoloso. Una presenza, il vento, la rende una tela non fotografica ma, stranamente, cinematica.

Signoriello Domenico. In sintonia con le recentissime scoperte del "realismo socialista" (di quell'arte politicizzata e pregna di valenze sociali dell'URSS), si scoprono proprio in questi ultimi anni i valori iconografici di un'arte che ai problemi della quotidianità delle masse accorda una prevalente attenzione poetica. Signoriello è da ritenere, a pieno diritto, un valido continuatore di quella "pittura sociale" dove, accanto ad una sensibile narrazione della condizione dell'emarginato, viene posta la coppia, la passione e quindi l'amore come unico itinerario umanamente percorribile per sottrarsi ad una realtà altrimenti fredda ed ostile. Alcune opere dell'artista parlano un linguaggio che ricorre al simbolo, quindi ad un’immediata leggibilità; si traccia così un singolare rimando all'esperienza pittorica dei preraffaelliti.

Tambini Germano. Tendente all'informe, Tambini, è il solo artista che a OZZARTE presenti lavori dove la forma è intuita attraverso pennellate massicce e irregolari, miscelate a campiture a spatola che spesso fanno da sfondo. Il ritratto, nelle opere presentate, s'impone come tema dominante della sua poetica, la figura viene raggiunta da colorazioni accese così da emergere da un nulla immaginario, da visi, sempre di donna, intuiti nella forma così come nell'espressione, mai con configurazioni definite nei dettagli ma come immagini affioranti alla coscienza da un viaggio squisitamente interiore.

Vaccari Antonio. L'assenza di produzione del senso ci informa che il “paesaggio tropicale con palma” necessita di una didascalia: siamo di fronte ad un fumetto contaminato d’arte. L'à-plat (tecnica pittorica che consiste nello spiegamento di vaste campiture monocrome) contraddistingue i lavori di Vaccari, li connota di quella serenità di visione data appunto da zone tutte dipinte con colori dal tono omogeneo. Se non è propriamente un fumetto è perché mancano le vignette in successione. In altri lavori viene presentata una visione dall'alto che fa scaturire quelle costruzioni in abisso dove il nero del contorno emerge in primo piano frastagliato, su colori più tenui via via fino al bianco che appunto diviene “fondo dell'abisso”.

Toresan Daniella. I delicati acquerelli della Toresan rimandano a quel mondo dell'innocenza che è l'infanzia. I dolori, i dispiaceri, le angosce sono fuggite, sono solo una temibile contingenza del reale e non intaccano l'immaginario dove questa pittura ci riconduce. Anche quando ad apparire sulla tela sono fiori, questi accolgono un’eterea consistenza o per contro si pongono come puro elemento decorativo. Il senso, qui, non ha importanza; si vuole solo vedere il ricordo ricomporsi in un frammento, il reale appunto vi è completamente rimosso e con esso il presente.

Vinci Wilma. L'interesse della pittura della Vinci si concentra fortemente, a livello tematico, sugli animali domestici o meglio su quel felino mogio e non eccessivamente scontroso che è il gatto. Del gatto poi si prediligono gli occhi accuratamente posti in un luminoso e intenso rilievo coloristico che quasi appanna l'imprevedibile disegno del pelo. Accanto a questo vero e proprio filone tematico la Vinci ha un'altra predilezione, forse più nascosta: il mare. Con accurata disposizione coloristica, apparentemente monocroma ma in realtà ricca di molteplici sfumature e toni, il mare è reso sempre agitato, in forte azione e presenza: il veliero, e quindi l'uomo, può navigarlo ma mai possederlo.

Zanforlini Anna Maria. Anna Maria è l'artista più giovane presente ad OZZARTE. Conduce una ricerca che la vede attenta al segno pittorico e alla tecnica. I soggetti a volte sono solo un pretesto, un oscuro rigurgitare intimo, ma altre volte annunciano sviluppi sorprendenti. Da una parte in alcuni lavori emerge una tecnica molto simile a quella in uso per bozzetti di moda, dall'altra la prorompente carica liberatrice del sogno s'avanza e stupefa della sua forza: quasi si volesse fuggire da una quotidianità e un grigiore opprimenti, verso un cielo limpido e puro.

Enzo N. Terzano