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Pani

Bozza di soggetto cinematografico con elementi incompleti di sceneggiatura.

(revisione Maggio ’02)

Interno, notte.

Una stanza oggetti orientali, statue, tappeti, suono di campanelli e tamburi. Sul letto una donna giovane ma stanca, illuminata da una luce fioca, gli occhi lunghi anch’essi orientali (panoramica). Di lato sul letto un tavolino di legno con ciotole di riso. Un pasto non consumato (Primo piano).

Pani era una donna d’origine orientale. Viveva in Italia in una casa di campagna alla periferia di una città. Non lavorava perché si sentiva malata. Il suo male non era fisico: consisteva nell’essere posseduta da una strana sensazione. Sentiva dentro di sé che aveva qualcosa di irrisolto, e tutto era nato da un sogno.

Una notte aveva fatto un sogno e al centro di una situazione importante il sogno fu troncato da un risveglio agitato, e Pani non seppe più come risolvere l’enigma che le era stato posto da un uomo incontrato in sogno. Da quando questo sogno fu percepito, Pani, progressivamente, cominciò a non sentirsi bene.

Dopo un lavoro su se stessa comprese che, per vivere, era necessario sciogliere l’enigma contenuto nel sogno, solo così le sarebbe tornato il flusso vitale. Un amico, di fine comprensione, aveva consigliato a Pani che la parte mancante del sogno avrebbe dovuto trovarla nella vita reale, vita e sogno erano la stessa cosa. Pani, non immaginava il modo in cui avrebbe potuto sciogliere questo mistero.

Al fianco di Pani c’era un ragazzo che l’amava di nome Ermes il quale dipingeva e vendeva quadri. Essi vivevano del lavoro di Ermes.

Pani non aveva raccontato il sogno ad Ermes ma si era decisa, ora che era convinta che il suo male o meglio l’incanto in cui stava sprofondando, le stava facendo perdere, giorno per giorno, le forze. Chiamò Ermes vicino al letto in cui era distesa, senza aver consumato cibo, e con voce debole gli raccontò il sogno:

Esterno, giorno.

Pani aveva sognato di attraversare un bosco. Dopo un lungo cammino si trovò davanti ad una radura. Seduto su un tronco tagliato, vi era un signore vestito di bianco. Il suo aspetto stupì Pani che gli parlò:

Pani: - Chi sei? - e lui rispose: - Sono un cavaliere

Pani: - Da dove vieni?

Cavaliere: – Da dove mi vedi. Tu da dove vieni?

P.: - Dal bosco

Il Cavaliere indicò qualcosa dietro le spalle di Pani. Pani si voltò e vide una chiesa. Sulla facciata principale della chiesa troneggiavano ai lati di un gigantesco rosone, due buoi e in mezzo a loro, in alto, sormontava la scena un’aquila. Precedeva la chiesa, di qualche metro, un campanile a pianta quadrata.

A questo punto il Cavaliere si alzò prese la mano di Pani e la condusse lungo un sentiero. Pani lasciò la mano del Cavaliere dopo pochi passi, per raccogliere fiori lungo il suo cammino.

Il Cavaliere la guardò, si fermò e disse: - Vieni, non ho molto tempo!

Pani si alzò stupita e chiese: - Dove mi porti?

C.: – Nel posto dove dovrai andare se vuoi guarire!

P.: - Mi prendi in giro? Io sto bene!

C.: – No, dico sul serio. Tu non credi che i sogni siano veri quanto la vita diurna, vero?

Pani riprese la mano del Cavaliere il quale cominciò a raccontare la sua storia:

C.: – Un giorno un angelo cadde su una spiaggia; pur non volendo cadere. Nacqui che non lo desideravo e così sono morto senza lasciare traccia del mio passaggio: se non nelle mie opere!

P.: – Quali opere?

C.: – Questa ad esempio – è indicò la chiesa.

Si avvicinarono alla chiesa e Pani restò stupita dalla bellezza dei bassorilievi in pietra e dalle creature fantastiche che ornavano l’esterno dell’edificio.

P.: – Cosa sono questi segni?

C.: – Non sono segni, sono simboli, solo chi li ama riesce a comprenderli.

P.: – Non capisco!

C.: – Come non capisci? Guardali!

Pani guardò con attenzione i rilievi, ma questi cominciarono a sgretolarsi e il cavaliere ad ansimare.

C.: - Adesso devo andare e soffro di non poter stare con te. Il mio nome è scritto per simboli in quei bassorilievi.

Il Cavaliere cominciò a diventare trasparente e anche la chiesa e il bosco cominciavano a dissolversi in una nebbia.

C.: – Presto entra! – disse con voce tremante il Cavaliere.

Entrarono nella chiesa. Pani era agitata. Si diressero verso l’altare.

Il Cavaliere le disse:

C.: – Cerca, te ne prego, il mio nome. Risolvi l’enigma con il quale mi sono celato al pianto di chi mi amava, e ho così rifiutato il mio essere uomo, pur essendolo stato…

P.: – Cosa devo fare, non ti capisco!

C.: – Mi devi aiutare! Solo tramite il tuo aiuto qualcuno nel mondo diurno potrà trovare il mio nome e rivelarlo al mondo. Il segreto è scritto in simboli nei rilievi che hai visto sulla facciata esterna della Chiesa, e, all’interno, sui simboli presenti sulla mia tomba.

P.: – A cosa servono?

C.: - A mantenerti in vita, poiché la tua vita dipende dalla mia, da un gioco sottile di legami che ci uniscono da tanto tempo. Sono, per l’orgoglio di essermi celato agli uomini, di aver tenuto nascoste le mie conoscenze che potevano aiutarli a renderli liberi e saggi, sono finito prigioniero nell’inferno del mio orgoglio e ora solo tu puoi finalmente liberarmi, affinché io possa continuare il mio viaggio, senza più ostacoli. Cerca il bue che si lecca il naso… corri.

Il Cavaliere scomparve, e con esso la chiesa. Pani scoppiò in un pianto, si agitò nel letto e sognò di precipitare con i piedi, palmati, nell’acqua…

Interno, notte.

Pani.: - …e così mi svegliai, ma tu dormivi e non ti dissi niente – disse rivolto ad Ermes.

Ermes: – Credi che in questo mistero insoluto sia il tuo male?

P.: – Penso di si!

E.: – Cosa dovrei fare? Ti amo, non ti voglio perdere, farò qualsiasi cosa!

P.: – Se saprò come si chiama quell’uomo e dov’è quella chiesa io penso che guarirò.

Esterno, giorno.

Ermes, senza indugio, si mise in viaggio mentre Pani rimaneva in casa assistita da un’amica di nome Cinzia.

Il giovane non sapeva dove iniziare la ricerca e in un crocevia d’autostrade vide le macchine correre in tutte le direzioni, senza sapere qual’era la sua. I suoi occhi lacrimavano. La sua moto ripartì, ciecamente, verso una di esse…

Interno, notte.

Si fermò in un albergo, dove incontrò un vecchio, un uomo interessante, enigmatico. Decise di passare la serata con lui. Il giorno dopo trovò in una tasca una piuma d’ali, avvolta in un foglio di carta, con su scritto: ‘Est’.

Esterno, giorno.

Ermes decise di dirigersi ad est. Seguì la strada che costeggia il mare. Si fermò su una spiaggia. Era settembre, il caldo era piacevole. Dormì disteso con i piedi nel mare. Poco lontani una donna, molto bella, e un giovane efebo, sotto un ombrellone quadrato di lino bianco, parlavano di lui.

La donna: – E un’ora che dorme.

L’efebo: – Cosa pretenderesti, di svegliarlo?

La donna: – Certo!

L’efebo: – Stupida, non ci sai proprio fare con gli uomini!

La donna: – Hai capito chi parla! Non riesci a trattenerne nemmeno uno!

L’efebo: - Cosa c’entra questo, non è colpa mia è una questione di circostanze, di società, di una cultura ipocrita. Aspetta e vedrai!

L’efebo si alzò per sedersi sulla spiaggia, poco lontano da Ermes. Bagnò in acqua il suo bellissimo corpo, del colore del bronzo. Si stese vicino Ermes dormiente e dormì anche lui.

La donna: – (parlando da sola) – Ma cosa fa dorme anche lui? Non è possibile!

Ermes si svegliò e al suo fianco vide disteso l’efebo bellissimo. Appena dopo anch’egli aprì gli occhi e gli sorrise.

Esterno, notte.

Sorrisero e passarono una serata fumando erba e abbracciandosi senza pudori.

Interno, notte.

Pani piangeva l’assenza di Ermes.

Esterno, giorno.

Ermes si svegliò al mattino con le voci della Donna e dell’Efebo. Fu invitato ad andare alle Isole Tremiti e accettò. Il viaggio in traghetto lo aveva distratto completamente dalla meta del suo viaggio.

Alle Tremiti gli fu raccontata la storia degli uccelli bianchi, le Diomedee, il cui canto assomiglia al pianto di un bambino. Sugli scogli, prima di bagnarsi, vide un’anfora in acqua. Si tuffò e la prese.

Un’iscrizione campeggiava in caratteri latini: “Là, dove non sei mai stato. Là, dove mai andrai.”

Ermes si ricordò d’un tratto del motivo del suo viaggio e del tempo prezioso che stava sprecando. Saltò sulla prima nave e tornò a terra. Ripresa la moto, viaggiò verso Ovest.

Esterno, giorno.

Arrivò in un paese di nome Guglionesi. In una chiesa vide il bue che si leccava il naso. Era entusiasta. Credeva di averla trovata! Si accorse, presto, che non era la chiesta descritta nel sogno di Pani. Il campanile era attaccato al retro della chiesa. Non c’era traccia dell’aquila. Ermes era disperato. Pianse e sentì che Pani continuava, lentamente, a morire.

Dal paese vide un lago, una diga, decise di andare verso l’interno e di lasciare la costa.

A Campobasso, in una chiesa del borgo medioevale, vide un incredibile Agnus Dei con le corna, un Aries Dei si sarebbe detto. Decise di fermarsi per fare escursioni in città e nei territori limitrofi.

Interno, notte, dalle finestre le luci dell’alba.

Pani ricevette un’e-mail di Ermes, dove si raccontava della scoperta dell’Aries Dei e del bue che si leccava il naso.

Pani rispose che l’Aries non l’aveva visto nel sogno, ma del bue che si leccava il naso si ricordava benissimo. Non fece in tempo a spedire la mail, che per la stanchezza, si addormentò.

- Ermes trovò la chiesa;

- Scrisse una mail a Pani con le foto;

- Pani non rispose;

- Lui fa 12+1 disegni e risolve l’enigma;

- Il medico dice a Cinzia che la donna è in pericolo di vita;

- Pani sogna quella stessa notte, Ermes che rivela il nome del Cavaliere.

- Pani sente che le forze le stanno tornando e il giorno dopo si appresta a dormire fiduciosa.

- Pani sogna il Cavaliere che le conferma che è libero dalla prigionia e Pani dalla misteriosa malattia.

- Il Cavaliere svela il legame profondo e sottile che lo lega a Pani.

- Pani cade innamorata del Cavaliere.

- Ermes se ne accorge e comincia a soffrire anche se la sua sofferenza e gelosia sono per un essere non di questa terra.

- Pani comprenderà che il suo amore per il Cavaliere è nel regno del sogno e che l’amore per Ermes è quello della sua vita attuale.

- I due nodi non verranno sciolti ma vissuti simultaneamente: l’amore celeste e l’amore terrestre.