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Uno sguardo all'orizzonte

Sceneggiatura per un film. Scritto nel 1987. Tipologia: cortometraggio narrativo.
Sceneggiatura di E. Terzano.

Personaggi: Marco, Angelo, Luisa e Roberta. Luoghi: Ponte su una tangenziale. Casa con cucina. Automobile in campagna. Casa in campagna con pozzo. Fiume con strada vicina. Campo ampio con balla di fieno e albero. Oggetti: Campanelli tibetani. Automobile. Cappello di paglia. Arco con frecce.

Esterno, giorno: La tangenziale di una città. Le macchine corrono veloci. Il sole all’alba, in fondo all’inquadratura.

Voce (off): “Dove corrono. Sulla città il sole splende. Chiaro illumina sui sentimenti che la abitano, non importa quali. Il sole pacifico e terrifico si dona. Ma loro distratti, dimenticano.”

Interno giorno: A. Una stanza semplice. Dei libri, qualche oggetto. Un tavolo. Un grande letto. Marco, Angelo e Roberta dormono.

Marco si sveglia, guarda gli altri con un lieve sorriso. Un suono lungo di campanelli tibetani sveglia dolcemente Angelo e Roberta. B. Sono a tavola in silenzio mangiano. Suonano alla porta. Una porta si apre, una donna, Luisa con occhi neri intensi.

Luisa: “Andiamo!” Angelo: “Siamo pronti.”

Esterno, giorno: In macchina, in viaggio per strade di campagna. Roberta con un cappello di paglia e vestito chiaro, gli altri indossano abiti estivi.

Roberta: “Passano gli anni e non mi abituo. E’ impossibile abituarsi a una macchina. Mi accorgo che mi fa sempre peggio. Non sto male è che mi fa correre stando ferma, mi vizia e mi umilia nello stesso tempo.”

Esterno, giorno: La macchina viene parcheggiata sotto un albero, vicino una casa di campagna. Il gruppo si scioglie scendendo dalla macchina, in direzioni diverse. Angelo canta nel pozzo. Arriva Luisa, s’inserisce nel canto e armonizzano. Roberta, più lontano, sfrega fra le mani una zolla di terra e la sbriciola, sente le loro voci. Marco fermo di fronte ad un cavallo. C’è tensione, non si conoscono, ma anche voglia di abbandonarsi. Il cavallo guarda quieto. Si osservano. Il volto di Marco guarda verso il cielo, fra cielo e cavallo. Lentamente si avvicina, si toccano.

Interno, giorno: A Tavola. Il gruppo pranza. Cibi freddi.

Esterno, giorno: La riva di un fiume, sabbia e pietre. Vicino o visibile una strada dove, ancora, sfrecciano macchine. Ognuno si colloca in questo spazio: Marco con le mani nell’acqua tocca pietre ed erbe. Luisa in una pozza d’argilla la prende, la spalma sul viso e si posiziona al sole. Angelo e Roberta seduti vicino, ranicchiati - dentro se stessi -, osservano il fiume e la strada, le macchine.

Angelo: “Il vero lavoro è per me conoscersi e la chiave perché ciò accada è amare ed amarsi. Quell’uomo corre in macchina (soggettiva: la strada e una macchina che sfreccia seguita da una panoramica non veloce) crede di lavorare, di guadagnare per se qualcosa, ma perde in realtà, distratto com’è, se stesso. (pausa) Lavoro e mi dimentico di me, non esiste. Lavoro per diventare consapevole è ciò è impagabile.”

Si avvicina Marco, un lungo silenzio. Marco: “Il fiume scorre uguale alla foce e alla sorgente, vi ricordate quel romanzo?”

Luisa lavandosi l’argilla dal viso. Luisa: “Quest’acqua (la tiene nelle due mani unite) è tutta l’acqua, sono qui, e sono ovunque, vi amo pietre, aria, cielo… con voi sono sempre al centro… ogni dubbio si scioglie.”

Marco si spoglia, il petto nudo è bagnato dall’acqua che Luisa gli versa dolcemente con le mani unite. Entra nel fiume si stende come acqua nell’acqua. Angelo lo segue, Roberta si sporca di fango.

Esterno, giorno: In un campo, ampio. Lontano una balla di fieno. Angelo ha un arco in mano. Dietro di lui distesi sull’erba gli altri. Angelo in posizione, mira. Marco s’avvicina ad un albero e s’incatena le mani come San Sebastiano. Angelo, scocca la freccia, mira l’albero sopra Marco e nello stesso tempo la balla di fieno.

Angelo: “Il cuore mi si apre come il petto. E miro e sono mirato.”

Angelo impugna l’arco verso l’alto. Mira al cielo, scocca la freccia e si perde con un urlo di liberazione.