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1. Il tempo, il lavoro e l'organizzazione


Nel dicembre del 1979, dopo alcuni mesi di lavoro, riuscii a realizzare alcune opere di pittura (quadri e cartoncini) che esposi in una sala da the di Bologna "L'Ortica". Il rifiuto della galleria come spazio privilegiato di fruizione delle opere; del circuito commerciale al quale bisogna riferirsi e da cui dipendere, mi avevano fatto scegliere, in maniera obbligata, uno spazio estraneo ma che avesse tuttavia una relazione con i contenuti che proponevo.
Peinture d'ameublement: una pittura nata in relazione all'ambiente in cui viene a porsi, denunciando a priori una destinazione che l'artista inizialmente, quando dipinge, in molti casi finge di ignorare (il quadro come oggetto d'arredamento: la sua collocazione in un salotto; in uno studio; una banca ecc.).
Lo spazio visivo, dell'ambiente, era penetrato della relazione affettiva di oggetti e motivi quotidiani, privi di profondità e quindi di richiami generici. Un mio amico, Rosario, vide la mostra e rimase ben impressionato dal lavoro svolto. Dopo alcuni mesi, realizzai il primo cortometraggio "La Palla", (It., 1980) e provai, anche con il mezzo del film, a restituire un flash sulle relazioni affettive del quotidiano. Rosario vide "La Palla" e subito mi propose la realizzazione di un film, un mediometraggio o un lungometraggio, impegnativo, e prodotto da entrambi.
"Al di fuori di noi due" è partito nella forma di un soggetto adagiato su uno scheletro, una struttura, trasformabile, sulla quale si sarebbe potuto agire in relazione alle difficoltà che avremmo incontrato durante la lavorazione.
Dopo una prima fase di selezione e preparazione del materiale tecnico necessario per la lavorazione, cominciarono le riprese il 1 maggio del 1980, data scelta e fissata sul contenuto morale che il primo maggio porta con sé: quasi un rito iniziato in un momento che per qualcuno di noi significava anche qualcosa d'altro: magari in ricordo di una storia d'amore, cominciata qualche anno prima, proprio in quel giorno, e anche relazionata al significato sociale e collettivo del primo maggio.
Iniziammo le riprese coscienti che, la scelta di lavorare al film, avrebbe inciso sulla continuità degli studi all'università, non solo per il tempo dedicato alla realizzazione del film, ma anche, nel mio caso, il tempo necessario per guadagnare i soldi per produrre una parte del film.
La scelta di non limitare la sede delle riprese solo a Bologna segnava un punto di aggancio con località che avevano un legame con il nostro passato e spesso c'era la semplice disponibilità di soggiorno presso l'amico-attore. Avere altri luoghi in cui fare le riprese ci consentiva di diversificare le immagini mostrate nello spazio temporale di cinquanta minuti (la durata finale del film). Due spazi urbani, Bologna e Roma, differenti anche dal punto di vista del tipo di vita che vi si può svolgere.
A Roma, Roberto, giornalista di un quotidiano di sinistra, ed Elena, studentessa in architettura, vivono le contraddizioni di una coppia recente e, purtroppo, già minata nelle sue sicurezze. Bologna, invece, è vissuta da Roberto com'evasione, in una realtà nuova per trovare legami, facili, vissuti come incontri, finalmente, non condizionati da un ritmo a due. La montagna-lago in trentino, il lago di Cei, luogo magico e sospeso nei ricordi, legame di Roberto con le sue origini, anche queste viste come possibilità di fuga. Il mare vicino a Pesaro (non utilizzato). Questi i quattro luoghi del film. In realtà ne appariranno solo tre.
Per negare l'unità di tempo e di luogo si è scelto di frammentare l'andamento narrativo. Una fragilità narrativa non sempre necessaria, tuttavia espressione di una mobilità che ci appartiene. Con le diverse ambientazioni, è risultata più semplice la visualizzazione di questa frammentazione, data dai riferimenti scenografici, architettonici e paesaggistici.
Tre gli stadi della narrazione e tre i luoghi dell'ambientazione. L'evoluzione narrativa del film procede come se l'esposizione (A+B+C = prima parte) si riflettesse in uno specchio (C+B+A = seconda parte):

A - inizio a Roma fino alla rottura
B - fuga a Bologna di Elena
C - Flash Back sul lago in Trentino
C - Roberto ritorna sui luoghi dell'incontro in Trentino
B - Bologna Roberto cerca Elena
A - Roma finale.

Un film diviso in due: tutto ciò che in una troupe normale svolgono molte persone è accentrato nelle nostre mani, il peso di dividersi tra tante cose e di esserne in qualche modo esperto, garantire un minimo di qualità che nell'insieme fosse accettabile.
A imitazione del cinema professionale abbiamo progettato e realizzato un carrello per le dimensioni della nostra attrezzatura (un cavalletto Gitzo e una Beaulieu ZM4). Ci siamo dotati anche di altri strumenti per migliorare l'immagine e di ottiche adeguate al lavoro da svolgere. La pellicola che abbiamo scelto aveva una resa migliore del colore. Nel super 8 lo scoglio della qualità del colore e dell'insieme dell'immagine è insormontabile, si può fare solo leggermente meglio la pellicola che abbiamo scelto di quello che una pellicola commerciale potrebbe garantire: la frustrazione di uno sforzo non ricompensato, il "non corrisponde a quello che ho visto nel mirino".
La scelta di stampare una copia di lavorazione, in produzioni indipendenti come la nostra è una scelta economicamente coraggiosa. Infatti, abbiamo constatato che essa agisce sul costo della pellicola in maniera rilevante se si considera il costo notevole della stampa della copia finale dall'originale montato. Si è pensato di non farne una copia finale in Super 8 ma direttamente in 16mm, più utilizzabile nei circuiti dei cineclub e non (evidenzio anche una differente resa dell'immagine proiettata su uno schermo più grande e soprattutto con proiettori professionali quali il Super 8 non ha).
Il film è nato con un presupposto che alla fine, se si vuole come nel nostro caso, appartiene all'alea della casualità.
Non nascondiamo di aver tramato contatti con giornalisti romani qualche privato distributore, amicizie nei cineclub che, a nostro avviso, non sono un terreno preferenziale per agire su una probabile distribuzione del film. Piuttosto sono la timida reazione ad uno status che vuole che le produzioni "che contano" sono quelle varate dal sistema, moltissime non ci dispiacciono, e teniamo fede che un giorno a qualcuno piaccia ciò che è il frutto del nostro lavoro.
Si diceva che il film è comunque iniziato con una timida aspettativa e cioè: che fosse distribuito. Al fondo del nostro lavoro c'era una speranza: il concorso "Dal Super 8 al 35" che si sarebbe tenuto ad Amalfi dall'11 al 17 ottobre del 1980. Consegnato il film nello stesso giorno della scadenza per l'iscrizione, a Roma, la Cinemarit casa distributrice di quello vincitore, assicurava la stampa in 35mm, di qui il nome del festival, e soprattutto la visione del film a una schiera di critici e giornalisti "qualcuno che conta" che potevano essere, se si vuole, una garanzia, quantomeno per il giudizio critico. Fra questi anche Ruggiero Orlando che aveva affermato candidamente in un'intervista concessa qualche settimana prima dell'inizio del festival di non essere andato a cinema che erano tre anni. Dopo le incredibili difficoltà nel sapere se il film fosse stato visionato e addirittura la candida innocenza della segreteria della Cinemerit sull'inizio del festival, di li a pochi giorni abbiamo saputo che era stato spostato a Pugnochiuso in Puglia e posticipato di una settimana, vista una sgradevole concomitanza con il ben più appetibile festival di Sorrento.
Presente uno di Noi a Pugnochiuso, la mattina dell'inizio del festival la sala del grande albergo era deserta, poche persone disorientate, mancava il proiettore, non si potevano proiettare i film.
Con grande protesta dei pochi autori presenti, si riuscì a trovare un poiettore e furono proiettare giusto i film richiesti. Una trentina di persone due giornalisti uno de "Il Settimanale".
La premiazione al terzo giorno, farsa all'italiana, premiato un Video-tape girato da una troupe professionale sponsorizzata dalla regione toscana, che nulla in evidenza ha a che vedere col misero Super 8 né per costi né per tutto il resto, dei giurati nessuno, il video non è stato visionabile. Molti milioni intascati dalla Cinemerit, con le iscrizioni al festival di un centinaio di film, (50.000 l'uno) contributi della provincia di Foggia e dallo Stato. Un nulla di fatto tranne le entusiastiche reazioni del giornalista del settimanale di destra che si è affrettato a pubblicare sulla testata una foto del set del nostro "Al di fuori di noi due" con un'intervista inferocita, sull'andamento del festival, concessa dal mio amico Rosario.
Le nostre speranze meno male, poco riposte su questo evento, si concentrano ora su altri festival un po' più garantisti: Montecatini e qualcun altro, dopo che speravamo di riuscirere a trovare il denaro per terminare ciò che era rimasto incompiuto.
La constatazione prima che si è dovuta fare era l'incredibile lunghezza della lavorazione. Non si poteva certo in questo caso stabilirla, non so, in 30 giorni, visto che non si trattava di una troupe pagata dove il calcolo del tempo è alla base di una riduzione dei costi. Gli attori, chi studente come noi, chi impiegato, insegnante, libraio, non tutti di Bologna, avevano una evidente difficoltà nel conciliare, in tempi comuni, il giorno delle riprese. Non sempre potevano avere luogo per una pioggia o un annuvolamento, che a degli esterni girati con la sola luce naturale sono nemici letali, noi volevamo dare una dominante di colore raggiungibile solo con una intensa illuminazione del sole. Questa necessità era dettata anche dalla possibilità di girare con diaframmi chiusi ottenendo immagini con una risoluzione più alta, e di creare un'atmosfera estiva nel film per omogeneizzare immagini girate a Maggio con quelle di Luglio.
I ritardi furono dovuti anche alle, del resto imprevedibili, al momento inaspettate, assenze per vari motivi della protagonista del film la capricciosa Elena.
La stampa era fatta su un certo quantitativo di pellicole girate, da un laboratorio specializzato di Bologna. Questo laboratorio stampava solo le nostre pellicole. Questo è stato molto importante perché consentiva un certo controllo sulla qualità della stampa e quindi di un'operazione fondamentale nella riuscita dell'immagine, con le potenzialità di correzione in sviluppo. Questo era possibile specie con le pellicole in 16mm e 35mm. Si potevano ottenere miglioramenti apprezzabili. La copia di lavorazione, consentiva a sua volta, di portare modifiche anche dopo aver montato il film senza curarsi di rovinare la pellicola originale, e durante il montaggio di fare infinite prove. Avendo così alla fine un prodotto limabile per tutto il tempo che lo si riteneva necessario: dopo di che si è passati a montare l'originale operazione sfibrante.
Gli attori non è stato difficile trovarli, i nostri amici si proponevano. La difficoltà l'abbiamo incontrata nel trovare i tecnici, nel nostro caso avevamo bisogno di quello del suono. Il sonoro deve essere preso con intensità costante in tutte le scene, evitando echi, eccessi di rumori di fondo, facendo risultare una voce chiara e della stessa dimensione per tutto il film. Anche questa parte è stata curata in maniera improvvisata da me. Non avevamo altra scelta, così aggiungemmo quest'altro compito a tutte le altre mansioni che andavo svolgendo, a scapito evidente della qualità. Il Super 8 già di per sé è limitato nelle possibilità tecniche, viene poi definitivamente affossato dalla mancata copertura dei vari ruoli tecnici da altrettante persone specializzate, tali che potrebbe garantire all'insieme una discreta qualità.