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3. Il flash back

La struttura del film risponde alla necessità della narrazione più che ad un divertissement progettuale che possa garantire l'originalità e su cui adagiare il soggetto.
La storia consente di incontrare subito, dalla seconda inquadratura, i personaggi principali già immersi in una delle scene più drammatiche del film. Segue poi, un montaggio alternato: i due, marito e moglie, durante i quattro giorni di separazione. Si inseriscono di volta in volta in quello che è la narrazione del presente, tre flash fack, chiarificatori che sono in ordine di apparizione:
I° Del conflitto interno che ha portato la rottura temporanea;
II° Di un momento felice dell'unione;
III° L'episodio del lago, dunque l'inizio della relazione.

I flash bach sono inseriti in modo che man mano che il film si sviluppa vengano rivelati episodi sempre più antichi. Come se si procedesse a formare gli elementi utili a consentire un'analisi retrospettiva graduale del rapporto.
Il primo flash back si inserisce dopo l'esperienza che Elena consuma sul monte Testaccio, in veste di una rivisitazione del recente passato alla luce del quale sono accaduti gli ultimi avvenimenti. Il flash back entra in questo momento del film, non direttamente come flash personale di Elena, potrebbe in definitiva esserlo, ma come flash inserito dall'autore per fornire gli elementi di analisi del passato. Al limite può esserlo di entrambi, corrono indietro per cercare i motivi dell'improvvisa rottura, per lei come cercarsi la giusta ragione giustificatrice del gesto; in quanto a lui per cercare una semplice ragione.
Il passaggio al flash back è realizzato con uno stacco al termine di una panoramica di Roma ripresa dalla cima del monte Testaccio, indugiando sull'immagine della piramide Cesta, mostrata all'inizio del film e ricorrente in altri momenti.
Il secondo flash back si inserisce sul viaggio di Elena verso Bologna. Di questo viaggio viene mostrato, il paesaggio autostradale che Elena percorre in macchina. Da una soggettiva di Elena fissa sulla strada da percorrere, la macchina da presa effettua un movimento verso destra che mostra il paesaggio visto da un finestrino laterale. Stacco su un totale del terrazzo dove Elena con due sue amiche annoiate cercano un impegno per la serata. Sulla decisione di andare ad un concerto di Donovan c'è una dissolvenza sulla quale è missato il sonoro del concerto. Con uno stacco impercettibile si passa ad un primo piano, fondo nero, di Donovan che si esibisce.
Il contesto drammatico in cui viene ad inserirsi questo flash back ne giustifica in pieno la collocazione. Elena si appresta ad affrontare una nuova situazione e alla decisione concitata del giorno prima di giustificare ad ogni costo la sua scelta sopravviene il primo timido ripensamento di un "poi non si stava così tanto male". Questo flash è decisamente personale e lo rivive mentre guida.
Il terzo ed ultimo flash back, si inserisce dopo la prima sequenza del secondo tempo. Roberto si reca sul lago di Cei in Trentino, sul luogo esatto dove si erano "rivelati" l'amore con Elena. Dopo un commento fuori campo di Roberto sul presente della sua visita si inserisce il passato e questo sullo stesso paesaggio. Questo flash back è anch'esso personale: è Roberto che ripercorre un momento intenso rivelando allo spettatore i particolari di un evento centrale (fisicamente è a metà film) della loro storia.
Insistere sull'analisi del flash back è importante se si pensa alla difficoltà che questo espediente narrativo incontra nell'essere collocato nel film. La delicatezza di un'operazione utilissima per snellire la narrazione, per comprimere il tempo reale entro la quale si svolge, per fornire gli elementi per interpretare la storia narrata nel film, che in questo caso gli autori non hanno voluto rendere oggettiva, ma su cui hanno insistito per rendere evidente un punto di vista che non è generalmente dello spettatore, ma, se si vuole, imprudentemente, dell'autore. É "il mio amore come io lo sento e lo voglio comunicare". Questa poetica si sposa alle altre scelte che hanno portato alla realizzazione del film. Non è un caso che si è lavorato con i nostri amici e ripeto amanti; che si sono narrati i nostri conflitti. In ciò che non ci sentiamo di rappresentare come la sintesi presuntuosamente "oggettiva" delle nostre probabili, scientifiche analisi, sul fatto amoroso; ma se si vuole rivelazione individuale, di un "come" io mi sarei comportato e un "come" credo i miei amici avrebbero fatto.
Il resto del film ha risentito al montaggio del gusto, delle immagini di un certo cinema Americano con la sua frammentazione in molti quadri velocissimi che lo caratterizzano. In questo modo il finale di "Al di fuori di noi due" ci ha dato motivi di sperimentare un legame più stretto con il brano musicale che lo completa. Cercando di associare alle modulazioni della musica, così come al comparire del tema, delle precise variazioni dell'immagine e di ciò che vi appare, con nostra grandissima sorpresa, abbiamo scoperto che il brano proposto dal nostro amico-compositore Gianpaolo Principe, era sorprendentemente sintonico al ritmo del finale, come lo avevamo costruito al momento del montaggio, e che, a renderlo più nitido bastavano dei semplici ritocchi. Questo brano musicale è una riedizione variata di un pezzo per pianoforte di un anonimo romantico che abbiamo legato al film ad ogni apparire di Roberto alla ricerca di Elena o comunque concentrato sull'evento:
- Il risveglio di Roberto dopo che Elena l'ha lasciato;
- La passeggiata nel parco Bolognese inizialmente solitaria;
- Il finale.

Un discorso particolare merita l'uso della musica che abbiamo fatto nel film. Intanto l'estrema diversità di genere dei brani scelti:
- Un pezzo per piano solo, romantico (ma variato, se si vuole attualizzato)
- Due brani di autori jazz: Coltane e Mc Coy Tyner;
- Una composizione di Gainpaolo Principe per piano solo eseguita da Marco Dal Pane;

I brani hanno trovato la loro precisa collocazione all'interno del film. Ogni brano ascoltato, come ogni immagine, dovevanpo aiutarci a rendere, nelle due autonomie espressive, quella del film e quella della musica entrambi legati al ritmo, una fusione del loro specifico. Quando proposi a Rosario il Sahara di Tyner per l'avventura di Elena sul Testaccio rimase colpito dalla straordinaria resa drammatica dell'insieme, l'immagine con il ritmo del film e i ritmi musicali, gli strumenti utilizzati. L'andamento melodico del brano su una Roma mostrata in modo che quasi sembrasse una città mediorientale erano capaci di rendere con forza la scena come si trattasse di un prodotto di musica per film, fatto da un musicista a scena girata e montata.
I brani di Donovan hanno avuto un destino tutto diverso: sono parte del soggetto. Sono state riprese delle immagini ad un suo concerto e sono state inserite nel film dopo il flash back di Elena: vedere Donovan nel film, che è stato importante per molti agli inizi degli anni settanta, era anche un modo per datare il flash back.
Il brano di musica contemporanea, composto dal nostro amico gianpaolo Principe, è stato inserito nel viaggio sull'autostrada che Elena compie venendo a Bologna, è capace di diradare il tempo tenendosi su insiemi di note che il piano solo crea in una sorta di continuum. Con questa scelta ci siamo riferiti anche ai pochi registi professionisti che fanno uso nei loro film di questo genere di musica.
Le soluzioni di messa in scena "in economia" di tutto il film non hanno voluto essere unicamente mostra del nostro stato di vita, ma visitazione di luoghi che per densità affettiva ci sentiamo appartenere, e dunque sui quali è molto difficile mentire. Questo terreno espressivo collima in generale con il cinema underground da una parte, come linguaggio espressivo, e il mondo superotto non professionale dall'altra, come ambito tecnico produttivo.
Nel cinema underground, spesso, è il privato visitato con forti colori. In genere è realizzato con la presenza e la collaborazione di amici tecnici, attori, magari di prestigio, e con una produzione decisamente economica e per lo più autonoma. Il nostro film presenta a livello organizzativo le stesse caratteristiche ma il prodotto finale si è rivelato, e diciamo pure in un certo senso ciò è stato previsto, come un film a soggetto leggibile anche da una pacifica e non esigente signora di mezza età.