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Critica
d'arte : Sulle orme dellesperienza pittorica dellAction Painting americana, ma vagliata da più nutrite introspezioni che ne hanno ridotto lindice di casualità di distribuzione del colore, si adagia, aggressivamente, la pittura emozionale di Patrizia Uboldi. Registrare in una donna un gesto pittorico, a tratti, così violento e ricco di tensione in movimento, è molto raro, e, soprattutto, è molto lontano dalle esperienze iscrivibili nellampio contesto delle pitture uterine e madonnali che da sempre hanno affascinato un folto numero di artigiani della figura onirica o sanguigna che sia, indirizzati esclusivamente verso la raffigurazione delle proprie piccole autobiografie. Il colore è qui necessità come lo sono le forme astratte che esso interpreta e, lo spazio nella tela, è raggiunto e organizzato secondo una sapiente disposizione dellinforme. I colori che appaiono di volta in volta predominanti allinterno delle opere sembrano negare, ad uno sguardo più attento, la loro disposizione gerarchica, stratificandosi allinterno di un colorismo marcato, di ampio spettro che, di fatto, fa emergere luguaglianza dei rapporti cromatici. Il segno pittorico agisce sulla tela creando delle zone dove la tessitura cromospaziale non esclude interventi figurativi, così che piccoli microcosmi di tipo graffitista emergono a sostegno di una poetica che non nega la forma, anzi la afferma, ma stilizzandola. Questa poetica è espressa nei lavori di medie e grandi dimensioni del periodo tedesco realizzati a cavallo degli anni 1981-1983. Curiosi i disegni presentati nella mostra, sembrano gadgets emotivi, che concedono, in ogni caso, poco a prospettive e angoli interiori, edonisticamente soggettivi. Enzo Terzano Patrizia Uboldi Patrizia Uboldi
lavora attivamente per circa due anni a Dusseldorf dove opera Beuyes
alla Free International University e dove segue loperato di alcuni
tra i maggiori esponenti dellarte tedesca contemporanea come Krieg,
Richter, Rinke, Uecker, Hlapheck, Huppi e dellinglese Cragg. Agli
inizi della sua pittura le sono maestri Giacomazzi e Bottarelli mentre,
tornata in Italia segue Emilio Vedova a Venezia, dove realizza le prime
opere figurative non ancora presentate in una mostra.
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