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Interviste


Quando è troppo è troppo

LIBRI/Un interessante studio sull’impatto psico-sensoriale dei mass-media. Gli effetti del diluvio di immagini, notizie e teorie che si riversano quotidianamente sugli individui sono stati analizzati da uno studioso molisano in un recente volume.

Ecomedia. Corpo e mente tra comunicazione orale e mass-media” sono rispettivamente il titolo e il sottotitolo dell’ultimo lovaro di Enzo Terzano pubblicato a cura della Shang-Shung Edizioni di Arcidosso nella Collana delle Arti. Lo studio sulla valutazione dell’impatto psico-sensoriale dei mass-media in rapporto ed in favore della qualità dell’informazione, costituisce il leit motive del volume, nato, come precisa l’autore, “assommando una serie di esperienze sul rapporto tra funzioni e valori della comunicazione orale in rapporto alle dimensioni psichiche dell’individuo, vessato dal consumo quotidiano di informazioni mediate”. “Ecomedia” è un termine nuovo che probabilmente entrerà nel vocabolario quotidiano per indicare “l’applicazione dell’ecologia ai mezzi di comunicazione di massa, per via dell’impatto psichico esercitato sui fruitori”. La manipolazione dell’informazione, spesso ad esclusivo fine commerciale, si serve di linguaggi e veicoli di rappresentazione che deformano la specificità del messaggio provocando stati di tensione emotiva che a lungo andare inducono il soggetto ad una specie di torpore autodifensivo che annulla l’atto stesso del comunicare. Si evince dalla lettura del libro una spiccata e particolare simpatia per la comunicazione non mediata, la comunicazione orale di cui chiediamo direttamente all’autore, studioso molisano, originario di Guglionesi e docente di mass-media nelle Accademie di Firenze e Carrara.

Prof. Terzano, Lei nel libro valuta molto positivamente la comunicazione non-mediata, il dialogo quotidiano, perché? “La comunicazione orale, anche in un’epoca come la nostra dove gli spazi di contatto tra la gente si sono notevolmente ridotti, è comunque la forma di comunicazione più praticata. Di questa abbiamo un bisogno profondo ai fini del mantenimento dell’equilibrio psicologico tra gli individui. In ragione di ciò, non è bene tenere i bambini separati dagli adulti o dagli altri bambini e lasciarli soli con la televisione, per esempio, perché la loro mente, col tempo, potrebbe essere danneggiata”.

E della stampa, che è un medium, forse il primo della storia dell’uomo, cosa ne pensa? “Il primo mass-medium, a dire il vero, è stato il cielo, poiché ha parlato ed influenzato, in maniera impensabile, milioni e milioni di esseri, e per moltissimo tempo, creando le mirabili civiltà che ci hanno preceduto. Poi sono venuti i veicoli massmediologici creati dall’uomo, e fra questi la stampa. Ci sono molti problemi legati all’alfabetismo, anche questi di ordine psicofisico come è detto all’inizio di ‘Ecomedia’, tuttavia è auspicabile frequentare più la lettura che la visione di immagini artificiali. In fondo, come diceva un grande maestro contemporaneo della comunicazione, Arold Innis, lo Stato moderno, vale a dire l’unità territoriale e culturale di uno Stato, nasce in concomitanza con la diffusione del quotidiano e della lingua nazionale”.

Il suo libro sembra voler fornire al lettore una o più chiavi per difendersi in qualche modo dall'ingerenza eccessiva dei mezzi di comunicazione di massa. Come può avvenire questo? “Più che difendersi, oserei dire che bisogna salvaguardare la propria indipendenza. Si può infatti benissimo guardare la televisione rimanendo in uno stato attivo e presente, in questo caso si esercita una scelta su ciò che si vuole e si desidera sentire e vedere. E’ l’ascolto passivo che fa diventare succubi, ma questa, è una vecchia storia, che si racconta anche in molte fiabe popolari, ed è per questo, forse, che le fiabe popolari sono scomparse, perché insegnavano molte cose su come essere liberi. Si auspica, un futuro dove i mezzi di comunicazione siano alleati e collaborino alla crescita del bambino, estendendo il mondo individuale alla collettività e viceversa”.

Non si può non condividere il pensiero dell’autore così semplicemente espresso anche attraverso la breve intervista nella quale comunque, come nel libro, emerge in tutta la sua pressante attualità, “la necessità di un mutamento dei rapporti tra emittente e ricevente per un contenimento del volume degli scambi in favore di una informazione in cui l’informatore diventi ‘lo specchio del messaggio’”.

Fernanda Pugliese