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Non
solo le grandi strutture linguistiche nazionali
e internazionali come l’italiano o l’inglese,
hanno delle frasi idiomatiche, ma anche i dialetti
sono ricchi di frasi idiomatiche. I dialetti sono
in un certo senso delle piccole lingue, delle
varianti di un ceppo, dei linguaggi di nicchia,
che vivono in piccoli circondari, che abitano
in poche migliaia d’individui e che fuori da quell’ambiente
non sono parlati.
Cos’è
una frase idiomatica? Leggiamo una risposta, dal
Dizionario della Lingua Italiana di Devoto-Oli, alla voce ‘idiomatico’:
“Di frase o locuzione che abbia un valore figurato
complessivo non corrispondente alla somma degli
elementi che la compongono”. Questa definizione
ci dice, ad esempio, che tre parole messe insieme
possono avere un significato più ricco e complesso
della somma dei loro singoli significati.
Nel
Dizionario…
per spiegare questa definizione, un po’ difficile
da afferrare alla prima lettura, vengono riportati
degli esempi di locuzioni idiomatiche. Vediamole
insieme: uno degli esempi di locuzione o espressione
idiomatica è “essere a cavallo”, che non significa
stare seduti su un cavallo, ma si dice a proposito
di persone che stanno in piedi e per terra! Quest’espressione
è rivolta a qualche persona fortunata e il significato
complessivo di “sei a cavallo”, potrebbe essere:
‘non ti preoccupare così come sei messo non hai
alcun problema, sei sostenuto, protetto e puoi
arrivare dove vuoi!’.
Un’altra
espressione idiomatica, una delle tante prese
ad esempio, è: “perdere le staffe”, per dire di
qualcuno che accumula un sacco di tensione e poi
perde il controllo su di sé e comincia a manifestare
la sua rabbia con urla, schiaffi ecc. Anche qui
non si tratta di un cavaliere che perde le staffe
sulle quali poggia i piedi, ma di altro, di un
significato più ampio e vasto, del semplice significato
letterale composto dalla due parole: ‘perdere’
e ‘staffe’.
Un
ultimo esempio di un’espressione idiomatica è:
“morto di fame” per dire di una persona che magari
è anche molto ricca e per i comportamenti avari
e strozzini che ha, è suscettibile di disprezzo
e di derisione, ancora di più di uno che, per
vizio, non ha il cibo da mangiare.
Ecco
questi sono esempi di locuzioni o espressioni
idiomatiche, vale a dire di piccoli insiemi di
parole il cui significato reale non corrisponde
alla somma dei singoli significati delle parole
che la compongono, ma la frase ha un significato
più ampio, direi allegorico (cioè “un significato
riposto diverso da quello letterale”, vedi la
voce ‘allegoria’ in Dizionario…,
op. cit.).
Anche
l’espressione, in dialetto di Guglionesi, “a cumbagne’
di scarpa sciuvete”, la cui traduzione letterale
potrebbe essere ‘la comitiva delle scarpe con
i lacci slegati’, è un’espressione idiomatica.
Che
cosa significa quest’espressione? Le persone che
fanno parte di quella comitiva, veramente, hanno
tutte le scarpe con i lacci? E tutti questi lacci
sono slegati? Se questi ultimi fossero i significati
di quella locuzione, non sarebbe per nulla un’espressione
interessante: invece non è così, altrimenti la
frase sarebbe un’affermazione rivolta a persone
che hanno effettivamente le scarpe slacciate.
Si tratta, invece, di un modo di dire altre cose.
Che cosa, dunque?
C’era
una volta un personaggio, di una fiaba popolare
raccolta proprio a Guglionesi, che si chiamava
Giovanni e andava in giro con un atteggiamento
molto rilassato soprattutto nel vestire: “In quel
tempo si usavano le fasce con cui si fasciavano
le gambe a lisca di pesce. Il giovane le avvolgeva,
ma non le legava bene e andavano sempre a finire
lente così che, mentre camminava le trascinava
come corde” (E. N. Terzano,
Il Principe Serpente. Fiabe popolari del Molise,
Firenze, 2000, p. 37). ‘Giovanni senza paura’,
nella fiaba sembra un tipo simpatico, che si fa
i fatti suoi, giocherellone, generoso e per questo
molto coraggioso, non aveva tutti i problemi che
avevano i suoi commilitoni, tutti ben vestiti
ma con addosso un sacco di paura.
Un
primo significato dell’espressione “a cumbagne’
di scarpa sciuvete”, potrebbe essere che si tratta
di tipi simpatici e rilassati, che hanno delle
cose in comune, simboleggiato dalle scarpe dai
lacci slegati. Si tratta di tipi che potrebbero
molto facilmente andare a piedi nudi, oppure scherzare
su questo e su quello e dire tutto ciò che gli
pare, senza che nessuno della comitiva si offenda.
Ovviamente ‘Giovanni senza paura’ veniva visto
male dagli altri, perché era tutto trasandato
e un po’ strano. Anche “a cumbagne’ di scarpa
sciuvete” è stata chiamata in questo modo, con
un po’ di derisione, dagli altri, quindi da persone
che hanno giudicato il loro modo di essere, così
giocherellone e spensierato.
C’è,
se vogliamo, un altro problema: perché si parla
di lacci? Perché di scarpe? I lacci, che servono
per legare, sono associabili ad un’idea di costrizione
o se si preferisce al contenimento.
Le
scarpe sono la separazione dalla terra, ma sono
anche un bene popolare relativamente recente,
quindi segno di una condizione agiata.
I
lacci slegati hanno anche, probabilmente, un altro
riferimento all’assenza di attività, delle scarpe
con i lacci sciolti non ti lasciano camminare
bene, quindi nemmeno ti danno la possibilità di
compiere con agio azioni ordinarie, come il lavorare
ad esempio, da qui l’espressione idiomatica potrebbe
trovare un riscontro nei termini italiani: ‘fannullone’,
ma anche ‘perditempo’, ‘ozioso’, ‘burlone’, ‘sfaccendato’,
‘scioperato’, ‘bighellone’ e altri ancora...
Si
tratta, in sintesi, di una comitiva di spensierati
e burloni, un po’ ‘figli di papa’ (altra locuzione
idiomatica), che si possono permettere di perdere
tempo come vogliono: perché non hanno molto da
fare? Non si sa. Il bello delle frasi idiomatiche
è che sono veramente vaste e ognuno può intenderle
come meglio gli pare, in relazione a quanto è
interessato a scavare dentro il loro significato.
La
lingua è un’espressione della concezione della
libertà umana, nella comprensione individuale
e nella condivisione collettiva dei significati.
Prof.
Enzo N. Terzano - Cattedra di Teoria
e Metodo dei Mass-Media - Accademia di Belle
Arti di Foggia
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