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“A cumbagne’ di scarpa sciuvete”: significato di un’espressione dialettale.

 

BIBLIO-FLASH:
 
Disponibile - Informazioni presso l'autore -
Guglionesi, Tip. Romanelli, 2002
in Terzano A.
 
 

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Non solo le grandi strutture linguistiche nazionali e internazionali come l’italiano o l’inglese, hanno delle frasi idiomatiche, ma anche i dialetti sono ricchi di frasi idiomatiche. I dialetti sono in un certo senso delle piccole lingue, delle varianti di un ceppo, dei linguaggi di nicchia, che vivono in piccoli circondari, che abitano in poche migliaia d’individui e che fuori da quell’ambiente non sono parlati.

Cos’è una frase idiomatica? Leggiamo una risposta, dal Dizionario della Lingua Italiana di Devoto-Oli, alla voce ‘idiomatico’: “Di frase o locuzione che abbia un valore figurato complessivo non corrispondente alla somma degli elementi che la compongono”. Questa definizione ci dice, ad esempio, che tre parole messe insieme possono avere un significato più ricco e complesso della somma dei loro singoli significati.

Nel Dizionario… per spiegare questa definizione, un po’ difficile da afferrare alla prima lettura, vengono riportati degli esempi di locuzioni idiomatiche. Vediamole insieme: uno degli esempi di locuzione o espressione idiomatica è “essere a cavallo”, che non significa stare seduti su un cavallo, ma si dice a proposito di persone che stanno in piedi e per terra! Quest’espressione è rivolta a qualche persona fortunata e il significato complessivo di “sei a cavallo”, potrebbe essere: ‘non ti preoccupare così come sei messo non hai alcun problema, sei sostenuto, protetto e puoi arrivare dove vuoi!’.

Un’altra espressione idiomatica, una delle tante prese ad esempio, è: “perdere le staffe”, per dire di qualcuno che accumula un sacco di tensione e poi perde il controllo su di sé e comincia a manifestare la sua rabbia con urla, schiaffi ecc. Anche qui non si tratta di un cavaliere che perde le staffe sulle quali poggia i piedi, ma di altro, di un significato più ampio e vasto, del semplice significato letterale composto dalla due parole: ‘perdere’ e ‘staffe’.

Un ultimo esempio di un’espressione idiomatica è: “morto di fame” per dire di una persona che magari è anche molto ricca e per i comportamenti avari e strozzini che ha, è suscettibile di disprezzo e di derisione, ancora di più di uno che, per vizio, non ha il cibo da mangiare.

Ecco questi sono esempi di locuzioni o espressioni idiomatiche, vale a dire di piccoli insiemi di parole il cui significato reale non corrisponde alla somma dei singoli significati delle parole che la compongono, ma la frase ha un significato più ampio, direi allegorico (cioè “un significato riposto diverso da quello letterale”, vedi la voce ‘allegoria’ in Dizionario…, op. cit.).

Anche l’espressione, in dialetto di Guglionesi, “a cumbagne’ di scarpa sciuvete”, la cui traduzione letterale potrebbe essere ‘la comitiva delle scarpe con i lacci slegati’, è un’espressione idiomatica.

Che cosa significa quest’espressione? Le persone che fanno parte di quella comitiva, veramente, hanno tutte le scarpe con i lacci? E tutti questi lacci sono slegati? Se questi ultimi fossero i significati di quella locuzione, non sarebbe per nulla un’espressione interessante: invece non è così, altrimenti la frase sarebbe un’affermazione rivolta a persone che hanno effettivamente le scarpe slacciate. Si tratta, invece, di un modo di dire altre cose. Che cosa, dunque?

C’era una volta un personaggio, di una fiaba popolare raccolta proprio a Guglionesi, che si chiamava Giovanni e andava in giro con un atteggiamento molto rilassato soprattutto nel vestire: “In quel tempo si usavano le fasce con cui si fasciavano le gambe a lisca di pesce. Il giovane le avvolgeva, ma non le legava bene e andavano sempre a finire lente così che, mentre camminava le trascinava come corde” (E. N. Terzano, Il Principe Serpente. Fiabe popolari del Molise, Firenze, 2000, p. 37). ‘Giovanni senza paura’, nella fiaba sembra un tipo simpatico, che si fa i fatti suoi, giocherellone, generoso e per questo molto coraggioso, non aveva tutti i problemi che avevano i suoi commilitoni, tutti ben vestiti ma con addosso un sacco di paura.

Un primo significato dell’espressione “a cumbagne’ di scarpa sciuvete”, potrebbe essere che si tratta di tipi simpatici e rilassati, che hanno delle cose in comune, simboleggiato dalle scarpe dai lacci slegati. Si tratta di tipi che potrebbero molto facilmente andare a piedi nudi, oppure scherzare su questo e su quello e dire tutto ciò che gli pare, senza che nessuno della comitiva si offenda. Ovviamente ‘Giovanni senza paura’ veniva visto male dagli altri, perché era tutto trasandato e un po’ strano. Anche “a cumbagne’ di scarpa sciuvete” è stata chiamata in questo modo, con un po’ di derisione, dagli altri, quindi da persone che hanno giudicato il loro modo di essere, così giocherellone e spensierato.

C’è, se vogliamo, un altro problema: perché si parla di lacci? Perché di scarpe? I lacci, che servono per legare, sono associabili ad un’idea di costrizione o se si preferisce al contenimento.

Le scarpe sono la separazione dalla terra, ma sono anche un bene popolare relativamente recente, quindi segno di una condizione agiata.

I lacci slegati hanno anche, probabilmente, un altro riferimento all’assenza di attività, delle scarpe con i lacci sciolti non ti lasciano camminare bene, quindi nemmeno ti danno la possibilità di compiere con agio azioni ordinarie, come il lavorare ad esempio, da qui l’espressione idiomatica potrebbe trovare un riscontro nei termini italiani: ‘fannullone’, ma anche ‘perditempo’, ‘ozioso’, ‘burlone’, ‘sfaccendato’, ‘scioperato’, ‘bighellone’ e altri ancora...

Si tratta, in sintesi, di una comitiva di spensierati e burloni, un po’ ‘figli di papa’ (altra locuzione idiomatica), che si possono permettere di perdere tempo come vogliono: perché non hanno molto da fare? Non si sa. Il bello delle frasi idiomatiche è che sono veramente vaste e ognuno può intenderle come meglio gli pare, in relazione a quanto è interessato a scavare dentro il loro significato.

La lingua è un’espressione della concezione della libertà umana, nella comprensione individuale e nella condivisione collettiva dei significati.

Prof. Enzo N. Terzano - Cattedra di Teoria e Metodo dei Mass-Media - Accademia di Belle Arti di Foggia


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