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Un
paesaggio ci chiede di aprire lo sguardo e di
congiungerlo con la parte più intima di
noi. Una parte che non sapremmo descrivere facilmente,
romantica, tenera, difficile da mostrare. Il paesaggio
rappresenta questo nostro aspetto interiore per
questo non si tratta di aprire gli occhi, quanto
piuttosto di guardare le cose nella loro totalità,
di abbandonarsi al guardare. Solo allora il paesaggio
ci sorprende e ci cattura e lascia che ci fermiamo,
in quel posto, il posto della veduta, e guardiamo
le mille sfumature dello spettacolo della natura.
Il paesaggio esteriore percepito dagli occhi è
congiunto al paesaggio interiore e al mondo vasto
che vive dentro di noi. Vi sono corrispondenze
sorprendenti per questo ciò che vediamo
ci affascina e c'incanta. Nel paesaggio riconosciamo
noi stessi, vediamo l'origine (l'alba), le cose
che verrano (il tramonto), vediamo il culmine
della nostra forza nel paesaggio senza ombre dello
zenit, ci fermiamo senza parole, nel silenzio,
del paesaggio notturno nel nadir.
Se le gemme inteneriscono i rami, la primavera
si riempie, poco a poco, di odori e così
il paesaggio non solo è per lo sguardo
ma anche si odora. Il profumo dei fiori e i loro
colori riempiono il nostro animo di nuovo, di
sorprese continue. I verdi sono intensi, il mutamento
del paesaggio è veloce e ogni giorno la
veduta cambia, si arricchisce di meraviglia.
Quando il paesaggio volge verso l'estate i gialli,
piano piano, subentrano ai verdi e i verdi sbiadiscono
e si colmano di frutti dai colori più incredibili.
Così il paesaggio non è solo per
la vista e per gli odori ma anche, ancora più
sensibilmente che nelle altre stagioni, per i
sapori.
Un paesaggio di gusti, di odori, di vedute. Per
arrivare, tuttavia, al culmine bisogna attendere
l'autunno che nei paesaggi è come un raffinato
maestro di pittura. Nella bottega dell'autunno
alla velata tristezza della luce che è
distesa e meno diretta dell'estate, si prepara
e si consuma la morte della primavera che, essendo
di una bellezza intensa, non può che morire
come un cigno con un canto di luci e colori senza
confronti. L'autunno ha come alleata la nebbia
e più che in ogni altra stagione appare
e scompare, come è suo costume, nei modi
più impensabili. La nebbia dall'alto, vista
dalla montagna è il cielo rovesciato, rende
la terra di velluto umido, ingiallisce le foglie,
toglie i contorni alle cose, getta un velo di
mistero su ciò che ammanta. La nebbia in
realtà non conosce stagioni, ma il momento
in cui si integra con la natura è in autunno
e nelle giornate terse invernali quando si stende
nelle valli e sulle pianure con frequente intensità.
I giorni si accorciano, la luce scarseggia, ma
il cielo diventa limpido, la natura si spoglia,
affiorano le forme nella loro vera dimensione.
Ciò lo si vede nelle montagne quando l'inverno
le rende visibili in tutta la loro possente ossatura.
Così negli alberi, nei fiumi, nei laghi.
Tronchi nudi, terreno con erba bassa, niente arbusti,
pochissimi i fiori, le schiere degli animali ridotte
a rari canti sui cieli gelidi e azzurri della
tramontana. L'inverno è minimalista. Tocca
le cose con lo sguardo rigido, ma tenerissimo
della neve.
Il paesaggio naturale si dissolve nella linea
curva dell'orizzonte quando si giunge al mare,
che semplifica e uniforma ogni cosa. Il mare vive
una vita propria, onde, colori, specchio del cielo,
azzurri, verdi, grigi ma anche nella stagione
calda turchesi e bianchi. Il cielo del mare è
un cielo dove le piogge e i turbamenti dell'aria
sono visibili con dettagli che lasciano senza
parole.
Il paesaggio non è solo naturale. L'uomo
con le sue attività molteplici ha generato
un paesaggio 'culturale'. I villaggi, le case,
le città, le strade, le dighe, le industrie,
le ferrovie, gli argini, i ponti, i tralicci,
i campi arati, le culture intensive, i disboscamenti,
le discariche
Il paesaggio 'culturale' è un paesaggio
che muta, poco con le stagioni, molto nel tempo
con attività successive, che si accumulano
una sopra l'altra, si stratificano come i nodi
di una roccia che rimane celata sotto la coltre
di terra.
Tipico del paesaggio 'culturale' è il suo
valore che cambia in relazione alla bellezza delle
attività umane ma anche alla loro antichità.
Una villa, un castello, un giardino, una torre,
un teatro, un convento, una strada di pietre,
mura di cinta, colonne, capitelli, terme
Questo libro è illustrato da fotografie
che ci mostrano alcuni paesaggi del Molise nel
percorso dalla montagna al mare legate a delle
poesie che narrano aspetti del paesaggio nella
sua doppia natura interiore ed esteriore. I paesaggi
del Molise non sono ancora valorizzati come dati
culturali e sono ancora pienamente da scoprire.
Bisognerebbe viaggiare nel Molise per guardare
con i propri occhi la macchia mediterranea del
litorale, il paesaggio collinare spoglio appena
all'interno che crea paesaggi lunari, con rare
querce, colori terrosi, solchi nei campi ordinati,
qualche cava di cristalli di gesso, ampie strade
e ponti. Poi salendo verso la montagna i le dighe
lago e i monti dove la regione si stende in un
territorio più vasto. Sui monti del Molise
silenzio e una civiltà ancora in parte
integra che ritarda i cambiamenti incessanti della
società globalizzata. Così solo
pale eoliche e strade ad alta percorrenza segnano
come 'cultura' tecnologica il territorio in gran
parte disseminato di paesi, eremi, zone archeologiche,
castelli.
I componenti di un paesaggio sono cielo, aria,
acqua e terra e gli occhi sono i principali estimatori
delle infinite combinazioni di questi elementi.
La fotografia prova, in questo testo, a raccogliere
il paesaggio in un rettangolo e la natura cede
a questa tecnologia quanto le è possibile.
Forse il paesaggio come tema è uno dei
più difficili per un fotografo, è
arduo racchiudere in un piccolo foglio ciò
che vive in spazi vasti ed è per sua natura
cangiante. Nulla muta di più del paesaggio
fra la luce del giorno e la luce della notte che
conferiscono parvenze ad ogni istante diverse.
La fotografia simula nelle sue apparenze ciò
che il paesaggio dice. Le immagini, amiche delle
parole, sono nei testi poetici vividi come bagliori
in un cielo plumbeo: in questo la fotografia e
la poesia si danno una mano. Si coglie il paesaggio
e lo si restituisce mutato.
Il testo è una raccolta di fotografie di
Mauro Presutti, impresse tra gli anni 1985 e il
2001, che presenta il Molise in decine di vedute
di paesaggi montani, poi boscosi, collinari e
marini. Le fotografie sono state corredate da
brevi testi poetici, spesso frammenti di composizioni
più ampie, tratte dalle opere di Alceo,
Saffo, Lucrezio, Wang Wei, Goethe, Strindberg,
Motokiyo, Yeats, Zerari, Eliot, Tagore, Gibran,
Montalbán e altri.
Enzo N. Terzano
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Foto 1 Monti del Matese - La Gallinola, 1985
Piove. Il cielo trabocca di tempesta.
Fiumi rigidi, ghiacci.
Fiacca l'inverno: attizza
il fuoco e mesci senza più misura
vino di miele.
Fascia le tempie d'una lana soffice.
Alceo
(I lirici greci, 1975, 227)
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Foto 2 Montenero Val Cocchiara (Is), 2001
Egli creò il mondo come un sentiero
erboso,
Affinché lei vi posasse i piedi erranti.
William Butler Yeats, 1893.
(Yeats, 1997, 9)
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Foto 3 Fiume Biferno, 2001
Io non so gran che degli dei; ma penso che
il fiume
Sia un forte dio bruno, - scontroso, indomito
e intrattabile,
Paziente fino a un certo punto
Fedele alle sue stagioni e alle sue furie, distruttore,
ricorda
Agli uomini ciò ch'essi preferiscono dimenticare.
Non l'onorano, non lo propiziano
Gli adoratori della macchina, ma lui aspetta,
veglia ed
aspetta
Thomas S. Eliot, 1936-1942
(Eliot, 1982, 41)
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Foto 4 Foce del fiume Trigno, litorale Adriatico,
2001
Solo dopo che l'ultimo albero sarà stato
abbattuto.
Solo dopo che l'ultimo fiume sarà stato
avvelenato.
Solo dopo che l'ultimo pesce sarà stato
catturato.
Soltanto allora scoprirai che il denaro non si
mangia.
Profezia degli Indiani d'America Cree
(www.poesie.it)
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Foto 5 Litorale Adriatico, Campomarino (Cb), 2001
oggi l'estate è venuta
alla mia finestra
con i suoi sussurri e sospiri
Rabindranath Tagore, 1913
(Tagore, 1971, V)
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Foto 6 Litorale Adriatico, Campomarino (Cb), 2001
Il mare è anche l'orlo della terra,
il granito
Entro il quale si addentra, le spiagge dove scaglia
Le sue testimonianze d'una creazione diversa e
più
antica
Thomas S. Eliot, 1936-1942
(Eliot, 1982, 43)
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Foto 7 Litorale Adriatico, Petacciato (Cb), 2001
Sui miei quaderni di scolaro
Sui miei banchi e sugli alberi
Sulla sabbia e sulla neve
Io scrivo il tuo nome
Paul Eluard
(A.A.V.V., 1993)
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Foto 8 Litorale Adriatico - Petacciato (Cb), 2001
Per sempre me ne andrò per questi lidi,
Tra la sabbia e la schiuma del mare.
L'alta marea cancellerà le mie impronte,
E il vento disperderà la schiuma.
Ma il mare e la spiaggia dureranno
In eterno.
Gibran Kahlil Gibran, 1926
(Gibran, 1979, 15)
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Foto 10 Cavalli, Montenero Val Cocchiara (Is),
2001
Se la Natura ponesse in atto il nostro concetto
di soddisfazione, i fiumi non si tufferebbero
nel mare né l'inverno lascerebbe posto
alla primavera. Se ponesse in atto il nostro concetto
di parsimonia, quanti di noi respirerebbero quest'aria?
Gibran Kahlil Gibran, 1926
(Gibran, 1979, 51)
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Foto 11 Vinghiaturo (Cb), 1998
Non vivere su questa terra
come un estraneo
o come un turista della natura.
Vivi in questo mondo
come nella casa di tuo padre:
credi al grano alla terra al mare
ma prima di tutto
credi nell'uomo
Nazim Hikmet
(www.poesie.it)
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Foto 12 Dintorni di Larino (Cb), 1996
Quando venne il tramonto la campagna
ci aprì canali illuminati, terra
nera e tenera, muri lentamente
di nuovo asciutti, un'estrema
felicità di esistere era nell'aria
Attilio Bertolucci, 1951
(Bertolucci, 1997, 30)
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Foto 13 Località Colle dell'Orso, Frosolone
(Is), 1996
Conosci il monte e il sentiero che tra le
nubi si perde?
Il mulo cerca il suo cammino tra le nebbie,
l'antica stirpe dei draghi abita in spelonche,
precipita la rupe e, sopra, le masse di onde,
lo conosci tu forse?
Laggiù, laggiù è la via
che noi faremo; andiamo, padre mio!
Johann Wolfgang Goethe, 1797
(Goethe, 1975, 73)
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Foto 14 Bosco nei dintorni di Campochiaro (Cb),
1997
Sebbene le foglie siano molte, la radice è
unica;
Per tutti i giorni bugiardi della mia giovinezza
Ho fatto oscillare nel sole le mie foglie e i
miei fiori;
Ora posso appassire nella verità.
William Butler Yeats, 1910
(Yeats, 1997, 25)
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Foto 15 (Lago di Occhito, 1992)
Ampia nel vuoto
l'acqua del lago si distende:
il suo chiaro splendore
ripete la tinta del cielo
D'ogni lato m'arriva
il fresco della brezza.
Wang Wei, 742-756 (?)
(Wang Wei e P'ei Ti, 1956, 47)
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Foto 18 Alba sui monti del Matese, 1997
Lasciate che m'incammini per la strada in
salita
e al primo batticuore mi volga,
già da stanchezza e gioia esaltato ed oppresso,
a guardare le valli azzurre per la lontananza
Attilio Bertolucci, 1971
(Bertolucci, 1997, 44)
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Foto 19 Ruderi del castello - Civita di Boiano
(Cb), 1996.
D'autunno il monte accoglie
gli ultimi raggi:
voli d'uccelli seguono
i primi stormi.
Bagliori di smeraldo
a tratti sparso s'accende.
La foschia della sera
non ha dove restare
Wang Wei, 742-756 (?)
(Wang Wei e P'ei Ti, 1956, 37)
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Foto 20 Riccia (Cb), 1995
Qui si sta in pace,
lungi dal mondo e dalla vita,
pieni di non aver passato,
anche il futuro s'oblia.
Fernando Pessoa
(Pessoa, 1997, 38)
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Foto 21 Colli al Volturno (Is), 1996
città assediate dalle geometrie
inutile la compassione dove abiti l'oblio.
geometrie della ragione
murata
le città sono quadrate
i paradisi circolari
Manuel Vásquez Montalbán, 1968 (?)
(Montalbán, 1998, 19)
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Foto 22 Località Staffoli, Agnone (Is),
1996
Gli alberi sono poesie che la terra scrive in
cielo.
Noi li abbattiamo e ne facciamo carta che registra
il nostro vuoto.
Gibran Kahlil Gibran, 1926
(Gibran, 1979, 37)
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Foto 23 Monti del Matese, 1997
Ora è tempo di sedere tranquilli
a faccia a faccia con te
e di cantare la consacrazione
della mia vita
in questa calma straripante e silenziosa.
Rabindranath Tagore, 1913
(Tagore, 1971, V)
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Foto 24 Torrente Riovivo - Guardiaregia (Cb),
1996
Senza conoscere illusione o illuminazione,
Da questa pietra osservo le montagne, odo il torrente.
Una pioggia di tre giorni ha pulito la terra,
Un rombo di tuono fende il cielo
Genko, XVI sec.
(Poesie Zen, 1999, 57)
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Foto 25 Dintorni di Matrice (Cb), 1998
L'arte è un passo che dalla natura conduce
all'infinito.
Gibran Kahlil Gibran, 1926
(Gibran, 1979, 109)
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Foto 26 Faggeta sul Monte Mutria, Matese, Guardiaregia
(Cb), 1996
Non aspergono i venti le foreste,
le colline non indorano le foglie che cadono.
Dall'azzurro del padiglione invisibile
fluiscono i salmi delle stelle
Aleksandrovic Sergej Esenin, 1914.
(Poeti russi, 1971, 81)
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Foto 27 Dintorni di Pescolanciano (Is), 1996
Guardo in ginocchio la terra
guardo l'erba
guardo l'insetto
guardo l'istante fiorito e azzurro
si come la terra di primavera, amore,
io ti guardo
Nazim Hikmet
(www.poesie.it)
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Foto 28 Lago di Guardialfiera (Cb), 2001
E il tempo e il mondo sono sempre in fuga;
e l'amore
E' meno dolce del crepuscolo grigio, e la speranza
E' meno cara della rugiada del mattino.
William Butler Yeats, 1899.
(Yeats, 1997, 17)
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Foto 29b Trabucco, Termoli (Cb), 2001
Osserva c'è un paradosso: ciò che
è profondo e ciò che è alto
sono più vicini tra di loro di quanto non
lo sia il centro.
Gibran Kahlil Gibran, 1926
(Gibran, 1979, 101)
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Foto 30 Castello di Cerro al Volturno (Is), 1996
quattro terrazze
quattro punti cardinali
perché mai altri limiti
se il cielo ti prolunga
assoluto pozzo di fiducia pieno
Manuel Vásquez Montalbán, 1968 (?)
(Montalbán, 1998, 9)
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Foto 31 Cascata di S. Nicola, Guardiaregia (Cb),
1996
Alla fonte del fiume più lungo
La voce arcana della cascata
Thomas S. Eliot, 1936-1942
(Eliot, 1982, 81)
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Foto 32 Colle Tre Frati, Guardiaregia (Cb), 1996
Se tu fossi un edelweiss
Io scalerei
La montagna azzurra
Per coglierti
(
)
Se tu fossi un uccello
Io andrei
Nelle immense foreste
Per vederti
Zehor Zerari
(A.A.V.V., 1993)
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Foto 33 Dintorni di Matrice (Cb), 1998
Se ti sedessi su una nuvola non vedresti i confini
tra una nazione e l'altra, né la linea
di demarcazione tra fattoria e fattoria.
E' un peccato che tu non possa sederti su una
nuvola.
Gibran Kahlil Gibran, 1926
(Gibran, 1979, 107)
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Foto 34 Cavalli al pascolo - Guardiaregia (Cb),
1996
I pensieri sorgono senza sosta,
Breve è la durata di ogni vita.
Cento anni, trentaseimila giorni:
La primavera passa, la farfalla sogna.
Daichi, XIV sec.
(Poesie Zen, 1999, 50)
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Foto 35 Zona Archeologica - Sepino (Cb), 1996
ogni città è o sarà
archeologia
accanto al mare che fece sabbia
delle pietre più superbe
inutile
Manuel Vásquez Montalbán, 1968 (?)
(Montalbán, 1998, 43)
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Foto 37 Dintorni di Campochiaro (Cb), 1996
Perché preoccuparsi del mondo?
Lascia che gli altri incanutiscano, affannandosi
ad est e ad ovest.
In questo tempio di montagna, giacendo mezzo dentro
E mezzo fuori, sto lontano da gioia e dolore.
Ryushu (XIV sec.)
(Poesie Zen, 1999, 52)
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Foto 38 Faggeta, Matese, 1996
In autunno raccolsi tutti i miei dolori e li seppellii
in giardino
Gibran Kahlil Gibran, 1926
(Gibran, 1979, 109)
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Foto 39 Zona Archeologica - Pietrabbondante (Is),
1996
Non cesseremo di esplorare
E alla fine dell'esplorazione
Saremo al punto di partenza
Sapremo il luogo per la prima volta.
Per il cancello ignoto e noto
Quando l'ultima terra sconosciuta
E' quella del nostro principio
Thomas S. Eliot, 1936-1942
(Eliot, 1982, 81, 79-81)
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Foto 40 Zona Archeologica - Sepino (Cb), 1996
Non chiamarlo col nome che aveva negli anni di
gloria: gli farai cattivo sangue.
Seami Motokiyo, Kagekiyo.
(Motokiyo, 1966, 162)
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Foto 41 Campitello Matese (Cb), 1996
Se sei una malattia portata dal vento, trascinata
dalla corrente, un dono della fredda brezza, un
regalo del gelido vento, vattene per il sentiero
dell'aria, lungo la via della bufera senza fermarti
sugli alberi o riposarti sugli ontani, fino alla
sommità del monte di rame, alla cresta
dei colli di bronzo per essere cullata dal vento,
accudita dalla brezza
Kalèvala, Runo XVII
(Kalèvala, 1988, 165)
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Foto 44 (campo di grano, un albero, molto cielo)
Non essere che un'ape
su una zattera d'aria
e remare tutto il giorno a caso -
e ancorarmi altre le sirti
Emily Dickinson, 1863
(Dickinson, 1987, 103)
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Foto 45 (alberi innevati)
E fuori nella notte per la landa nevosa
egli corre e cerca,
valica argini e fossi,
tra fumidi turbini di neve!
Cercare! Cercare! Ritrovare le orme!
Nulla lo arresta,
incespica nelle pietre,
lo intricano gli sterpi,
e la nevosa caligine appare come un muro
August Strindberg, 1905.
(Strindberg, 1974, 85)
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Foto, 46 (cavallo su prato fondo montagne nubi)
Il cielo,
nella nebbia, immemore d'azzurro,
e le nubi a brandelli come profughi
Vladimirovic Vladimir Majakovskij, 1916.
(Poeti russi, 1971, 161)
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Foto 47 (paesaggio montano invernale cielo nuvoloso)
Al giago del tuo carro erano passeri
belli: sopra la terra bruna ti portavano
rapidi con un battito fitto d'ali
- scia nell'aria, dal cielo
Saffo, Afrodite.
(I lirici greci, 1975, 181)
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Foto 49 (Roccia con sorgente o ruscello)
E parve che volesse ingoiarmi
tutta - come fossi una stilla di rugiada
sull'orlo di un dente di leone
Emily Dickinson, 1862
(Dickinson, 1987, 55)
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Foto 50 (uno sperone di roccia)
Molte volte le montagne son passate dal verde
al giallo -
E sempre per il capriccio della terra!
Polvere nei tuoi occhi, il triplice mondo è
stretto;
Nessun pensiero nella tua mente
Muso (XIII-XIV sec.)
(Poesie Zen, 1999, 5O)
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Foto 51 (paesaggio dentro il bosco di alberi invernali)
Nessun ramo è inaridito dal vento
invernale;
I rami sono inariditi perché ho narrato
loro i miei sogni
William Butler Yeats, 1904.
(Yeats, 1997, 22)
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Foto 52 (paesaggio montano spoglio sole)
Conviene a ciò che la terra stia ferma
al centro del cosmo,
che si assottigli via via, che perda peso, e che
in basso
risulti sin dall'origine di una diversa sostanza
congiunta e connaturata alla sostanza dell'aria
in quelle parti del mondo dov'essa vive ed ha
sede
Tito Lucrezio Caro, I sec. a. C.
(Lucrezio, De rerum natura, Libro V, vv. 534-539)
-------------
Bibliografia
- (A.A.V.V., 1993) A.A.V.V., Il fiore della libertà,
a cura di E. Clementelli e W. Mauro, Roma, 1993.
- (Bertolucci, 1997) Attilio Bertolucci, 36 Poesie,
Milano, 1997.
- (Dickinson, 1987, 55) Emily Dickinson, Poesie,
a cura di G. Sobrino, Roma, 1987.
- (Eliot, 1982) Thomas S. Eliot, Quattro quartetti,
tr. it. a cura di F. Donini, Milano, 1982.
- (Gibran, 1979) Gibran Kahlil Gibran, Sabbia
e onda, Parma, 1979.
- (Goethe, 1975) Johann Wolfgang Goethe, Ballate,
tr. it. a cura di R. Fertonani, Milano, 1975.
- (I lirici greci, 1975) I lirici greci, tr. it.
a cura di F. M. Pontani, Torino, 1975.
- (Kalèvala, 1988) Kalèvala, a cura
di G. Agrati e M. L. Magini, Milano, 1988.
- (Lucrezio, De rerum natura) Tito Lucrezio Caro,
La Natura, tr. it. a cura di B. Pinchetti, Milano,
1976.
- (Montalbán, 1998) Manuel Vásquez
Montalbán, Città, a cura di H. Lyria,
Milano, 1998.
- (Motokiyo, 1966, 162) Seami Motokiyo, Kagekiyo,
in Il Teatro giapponese No, a cura di E. fenollosa
e E. Pound, Firenze, 1966.
- (Pessoa, 1997) Fernando Pessoa, 48 Poesie, Milano,
1997
- (Poesie Zen, 1999) Poesie Zen, a cura di L.
Stryk e T. Ikemoto, Roma, 1999.
- (Poeti russi, 1971) Blok, Esenin, Majakowskij,
Pasternak, Poeti russi nella rivoluzione, Roma,
1971.
- (Strindberg, 1974) August Strindberg, Notti
di sonnambulo ad occhi aperti, tr. it. di G. Oreglia,
Torino, 1974.
- (Tagore, 1971) Rabindranath Tagore, Poesie,
Roma, 1971.
- (Wang Wei e P'ei Ti, 1956) Wang Wei e P'ei Ti,
Poesie del fiume Wang, tr. it. a cura di M. Benedikter,
Torino, 1956.
- (Yeats, 1997) William Butler Yeats, 33 Poesie,
Milano, 1997.
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