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Poliritratto. Lo specchio e il labirinto. Note estetiche su un’opera fotografica.

 “Oh Zarathustra – mi ha detto il fanciullo – guardati allo specchio!”. Ma, avevo appena guardato nello specchio, che dovetti gridare, e il mio cuore era sconvolto: giacché in esso non vidi me stesso, bensì il ghigno deforme di un demonio”. F. Nietzsche

 Prendo a pretesto un’opera fotografica per tornare a parlare di cose antiche e nascoste, ma sempre presenti nel nostro quotidiano. Le note che seguono non vogliono certo entrare nel merito artistico-tecnico del “Poliritratto Stefanelli” (1985) di Enzo Terzano, quanto piuttosto tracciare linee d’argomentazione per una lettura altra e, a nostro avviso, suggestiva. Non ci troviamo qui di fronte all’immagine, nella fattispecie al ritratto, che fermando il trascorrere degli eventi nell’attimo della sua espressione, rimandi il nostro sentire ad un pensiero-ricordo determinato, non questo insomma il luogo dove l’opera d’arte diventa occasione per ricordare. Il ‘poliritratto’ ci offre l’opportunità di porci, adesso, di fronte a noi stessi: soli e nudi. Il nostro volto ingigantito ci fissa e indaga penetrandoci implacabile. Qui non ci si guarda per notare i nostri difetti epidermici, la nostra espressione mondana o per abbellirsi e prepararsi al mondo, ma è il mondo ad essere preparato ed è lì per sezionarci nudi e crudi, senza alcuna difesa, né apparenza né look. Il mondo può giocare con il nostro volto (è lo spettatore che aziona il meccanismo mobile dell’opera), il punto focale dell’opera può essere spezzettato e ricomposto come nei caleidoscopi. Nel ‘poliritratto’ infatti non solo non è presente alcuna figura-sfondo (E. Zerubavel), che mediante immagini ed oggetti ci permetta, attraverso rimandi diversi, di connotare, collocare o più semplicemente solo dare-un-senso al soggetto presentato, qui tutti i supporti esterni al soggetto vengono meno, la fotografia è asettica e quasi banale nella sua semplicità, ma il gioco dell’aprirsi e del chiudersi dei pannelli crea volti nuovi, che nella loro brutale immediatezza non solo mettono sotto nuova luce il volto originario, ma ci gettano di fronte una nostra realtà mai prima incontrata, se non accidentalmente: “Fissata nello specchio mi sdoppio e mi raddoppio: trasferita rivelo il mondo parallelo”. Siamo posti di fronte ad uno specchio limpido e fedele, uno dei simboli tipici del greco Dionisio, dove sembra il dio ludico, si sia divertito ancora una volta a riproporre il suo gioco ironico e tragico insieme. A differenza però dello specchio dionisiaco nel quale si rifletteva, per volontà del dio, il mondo (che proprio a causa di questo suo riflettersi perdeva consistenza) ancora una volta nel ‘poliritratto’ l’apparenza viene meno per lasciare spazio all’analisi interiore. Un labirinto offertoci dal nostro stesso volto, del quale scopriamo così aspetti nascosti, strade non ancora percorse dall’analisi. Analisi che non è quella del “lettino psicoanalitico” dove ancora troppe mediazioni ci separano dalla nostra interiorità, qui i passaggi intermedi si annullano. Fra noi e il ritratto, fra noi e il labirinto che è il nostro volto, si apre un canale diretto di comunicazione simpatetica, dove ogni compromesso deve venir meno. Maze è il termine inglese per ‘labirinto’, ma anche per stupore, e infatti non si può non essere stupiti ed affascinati da questa scoperta, il nostro volto moltiplicato in volti dal ‘poliritratto’. Essi ci conducono all’interno del labirinto, il nostro intimo, al termine del quale molto spesso, e questo è il caso, è posto uno specchio. Come ci ricorda Pascal Bonitzer: “…ciò che disorienta l’avanzata all’interno del Labirinto è la ricerca inquieta del volto…”. Il Labirinto nel quale veniamo a trovarci, ma nello stesso tempo a perderci, è un luogo pieno d’angoscia e paura ma anche di fascino e meraviglia: lì infatti sappiamo nascondersi il demone nietzscheano, il Deus Absconditus, noi stessi riflessi nello Specchio. Il ‘poliritratto’ di Terzano non è uno specchio per Narciso, il gioco dei riflessi creato dai pannelli si trasformerebbe in dramma. Qui abbiamo fra le mani un nuovo specchio dionisiaco, dove il nostro mondo parallelo, nascosto anche dietro le forme del volto, viene alla luce. Il segreto ultimo rimane però ancora celato, lo Specchio non svela il suo segreto e noi ci perdiamo di nuovo nel Labirinto.

 Specchi: nessuno cosciente ha descritto cosa nasconda la vostra essenza