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“Arte e fede”, un connubio antico quanto… la Creazione

 E’ stato Micky de Finis, in presenza del presidente Pellegrino, a sottolineare la qualità dell’incontro culturale, avvenuto il 17 maggio a Palazzo Dogana, sollecitato da una istituzione, quale quella dell’Accademia, che dà lustro alla nostra città a livello nazionale, per il prestigio dei docenti, ma che non ha, a livello locale, quell’incidenza che merita. La professoressa F. Ariemma ha spiegato cosa ha fatto scaturire la richiesta di un incontro sul rapporto “Arte e fede”, provocata dalle lezioni di storia dell’arte, nelle quali una curiosità intellettuale ha cominciato a crescere negli studenti. Più che una curiosità, un dubbio: i grandi maestri del passato, Beato Angelico, patrono degli artisti, Giotto, Michelangelo, Botticelli ecc… ci hanno voluto offrire immagini sacre perché spinti da una committenza, quindi con spirito mercenario, o quelle opere sono frutto dell’amore per Cristo?

Il prof. Terzano, docente di mass-media all’Accademia di Belle Arti di Foggia, chiarisce subito molto del trasporto che muove un artista, che può affrontare la coscienza, perseguendola come un ornamento utile ad un erudito, oppure per contribuire al patrimonio interiore che è proprio del saggio, che invece è partecipe, consapevole e attento. “L’arte – afferma con un timbro di voce caldo e con molta comunicatività il professor Terzano - non è solo un ornamento, una merce, l’arte ha una valenza più profonda, imita la creazione di Dio, che è creatore, mentre l’uomo è artefice. L’arte profana e l’arte sacra sono distinte da un comportamento morale che è proprio dell’arte sacra, che è generato dalla fede”.

L’arte ha avuto un compito preciso nei tempi passati, quando la gente non sapeva leggere e le immagini costituivano un vero percorso per gli occhi, mentre la musica sacra ha provveduto al percorso per gli orecchi (Terzano ha fatto l’esempio del Requiem di Mozart che “penetra, attraversa, commuove”). Quindi l’artista non poteva e non può, per tanti motivi, tenere in conto solo i suoi problemi, ma anche quelli dei fruitori. Comunque l’artista lavora col sentimento, usando semplicità e profondità.

Il prof. Terzano ha ribadito che il sistema artistico creato dai cristiani è il più importante di tutta la storia dell’arte, dopo c’è il buddismo, l’induismo, l’islamismo e poi gli ebrei. Mentre è impossibile rappresentare Dio, riusciamo a capirlo bene attraverso l’immagine del Figli e della Vergine; i temi della cristianità, poi, sono tantissimi, tratti dal Vecchio e dal Nuovo Testamento.

Di fronte alle immagini sacre l’artista apre le porte della comprensione, della sensazione, del senso dello spazio, perché all’anima piace lo spazio (la Chiesa, la casa, la città è spazio); la fede è la “dolcezza dell’anima”. Il prof. Terzano sottolinea che l’arte profana non serve a farci crescere, camminare, mentre l’arte sacra collabora con noi, la spinta interiore trasforma l’artista che attua una azione di solidarietà. La fede lo spinge non ad una affermazione personalistica, alla gloria ma ad accrescere quel patrimonio interiore che ci dà saggezza e pace.

Il direttore dell’Accademia, prof. Savino Grassi, docente di Estetica fa una riflessione su un tema, - afferma, - difficile e che in questi tempi può essere considerato inattuale. Aiutato dalle parole del teologo Carl Rader, dà dell’arte, così come dell’uomo, una prospettiva unitaria, abolendo la distinzione tra arte e fede, affermando l’esistenza nell’uomo anche della dimensione del mistero. Profano e sacro coesistono, bisogna saper ascoltare e accettare i propri limiti. “L’arte – afferma il professore – può essere qualcosa di molto affine alla fede; Dio interpella l’uomo, che è lì nella sua integrità, nella sua parte umana e spirituale”.

Mons. D’Ambrosio, che ha partecipato molto attentamente all’incontro, ha invitato tutti a leggere la lettera del Papa agli artisti, molto esauriente sull’argomento, scritto da un “artista”, nella quale si sottolinea l’opera della Creazione, percepita come opera d’arte, opera poetica, che l’uomo con la sua interferenza ha rovinato, e che Dio ha dovuto ricreare attraverso Gesù, per ricomporre lo svolgimento, per ricondurre il creato all’unità.

Giustina Ruggiero